Rifiuti, scacco al traffico illecito tra ‘ndrangheta e colletti bianchi: i nomi degli arrestati (VIDEO)
Uno stratagemma tanto semplice quanto funzionale. Intestare delle aziende a dei prestanome in modo tale da poter contare su società per così dire “pulite” e dunque operare in un settore strategico, ed anche redditizio, qual è quello dei rifiuti speciali.
Un metodo per avere “le carte in regola” e, dunque, intrattenere rapporti contrattuali con le maggiori aziende siderurgiche italiane, così come contrattare l’importazione e l’esportazione di rifiuti da e per Stati esteri, oltre che aspirare all’iscrizione nelle cosiddette white list negli elenchi istituiti presso la Prefettura.
Questa l’ipotesi della Dda di Reggio Calabria che stamani fa fatto scattare l’operazione “Mala Pigna” con la quale ha indagato in tutto 29 persone, nove delle quali finite in carcere, altre dieci ai domiciliari e il resto sottoposte ad altre misure. Tra quelle finite tra le sbarre compare anche il noto avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, già coinvolto nella maxi inchiesta "Rinascita-Scott", oltre a membri della famiglia Delfino, che da decenni opera nel settore.
Queste le persone coinvolte nell'inchiesta
CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
DELFINO Rocco (alias “U Rizzu”), nato a Gioia Tauro il 25/07/1962
DELFINO Giovanni, nato a Gioia Tauro il 16/06/1957
DELFINO Giovanni, nato a Palmi il 24/07/1993
DELFINO Salvatore, nato a Palmi il 05/06/1990
CANGEMI Domenico, nato a Gioia Tauro il 10/10/1960
MESSINEO Aurelio, nato a Gioia Tauro il 26/04/1964
PALAIA Francesco Benito, nato a Taurianova il 30/08/1973
PITTELLI Giancarlo, nato a Catanzaro il 09/02/1953
FORGIONE Roberto, nato a Gioia Tauro il 24/03/1982
ARRESTI DOMICILIARI
NUCARA Giuseppe Antonio, nato a Reggio Calabria il 02/06/1964
CANGEMI Alessio Alberto, nato a Reggio Calabria il 06/10/1971
CANNIZZARO Deborah Anna, nata a Reggio Calabria il 03/08/1968
ZAPPONE Concetta, nata a Palmi il 26/03/1973
GIORDANO Domenico, nato a Reggio Calabria il 01/01/1980
CALABRETTA Giulio, nato a Catanzaro il 24/10/1975
TROVATO MAZZA Salvatore, nato a Taurianova il 25/07/1962
GALATÀ Orlando, nato a Melicucco il 08/10/1974
CAVALLARI Pier Paolo, nato a Comacchio (FE) il 06/10/1966
MURATORE Vincenzo, nato a Gioia Tauro il 09/07/1977
OBBLIGO DI DIMORA
BEVILACQUA Cosimo, nato a Reggio Calabria il 08/10/1961
AMATO Domenico, nato a Gioia Tauro il 28/02/1964
PALERMO Mariapaola, nata a Cosenza il 02/05/1972
AMATO Pierino, nato a Cinquefrondi il 11/09/1991
ARCERI Francesca, nata a Cinquefrondi il 21/12/1990
BRUZZESE Girolamo, nato a Gioia Tauro il 26/01/1972
PETRACCA Giuseppe, nato a Gioia Tauro il 13/01/1966
MARINO Riccardo alias “Byron”, nato a Milano il 25/07/1966
DELFINO Matteo Rocco, nato a Polistena il 17/07/2000
OBBLIGO PRESENTAZIONE ALLA PG
TAVERNITI Fabio, nato a Bussolengo (VR) il 22/08/1985
LE ORIGINI DELL’INCHIESTA
Tutto è partito da un sopralluogo, eseguito nel 2017, nella sede della Ecoservizi Srl, azienda dei Delfino - nella zona industriale di Gioia Tauro - che si occupa di trattamento di rifiuti speciali di natura metallica.
Gli investigatori ritengono che la società, nonostante avesse sospesa l’autorizzazione al trattamento dei rifiuti e fosse cancellata dall’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali, fosse il “fulcro” di una presunta attività organizzata per il traffico di rifiuti speciali (di natura metallica) non solo nella Piana ma anche a livello nazionale e internazionale. Al centro del “meccanismo” - sempre secondo gli inquirenti - vi sarebbe Rocco Delfino, per anni socio e Procuratore Speciale della società, con il contributo materiale e morale di altri.
La tesi è che tramite degli artifizi per aggirare la normativa antimafia, abbia messo in campo il tutto tramite la gestione di imprese intestate fittiziamente a terzi ma in realtà sempre sotto la diretta influenza e dominio della famiglia Delfino. Tra queste la Mc Metalli e la Cm Servicemetalli. L’ipotesi è, difatti, che gli amministratori siano dei prestanome dei presunti traffici illeciti dei Delfino, “con una completa ed incondizionata comunione di affari ed interessi”, sostengono gli inquirenti.
Nel programma, definito come “mafioso”, della famiglia sarebbe rientrato anche il dominio assoluto della ditta Delfino Srl, società confiscata definitivamente dal 2007 dopo un procedimento di prevenzione attivato nei confronti della degli stessi Delfino alla fine degli anni novanta, sull’assunto che Rocco Delfino e i fratelli gravitassero nella galassia della famiglia ‘ndranghetistica dei Molè.
LA SOCIETÀ INFILTRATA
Dalle indagini sarebbe emerso che l’azienda confiscata, ancora attiva sul mercato, altro non fosse che una “schermatura” per le attività illecite dei fratelli, con il concorso attivo degli amministratori designati dall’Agenzia Nazionale dei beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata, ma anche di professionisti - tra avvocati, consulenti, commercialisti ed ingegneri ambientali - che avrebbero prestato la loro opera e sotto la direzione dei Delfino. Secondo gli inquirenti, dunque, Rocco Delfino avrebbe infiltrato la società “con professionisti spregiudicati a lui fedeli”, esercitando la sua influenza “convocando i coadiutori al suo cospetto e dettando loro i comportamenti da opporre alle richieste dell’ANBSC”, ribadiscono gli investigatori spiegando che il tutto sarebbe servito “per mantenere il completo controllo mafioso della società in confisca, in un clima di intimidazione e prevaricazione”.
I RIFIUTI INTERRATI NEI CAMPI
Un altro elemento definito “allarmante” e uscito fuori nel corso delle indagini è quello del presunto smaltimento illecito di grossi quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi, che sarebbe avvenuto con l’interramento degli stessi e oggi oggetto di investigazione e di accertamenti tecnici eseguiti dai Consulenti nominati dalla Procura. Gli inquirenti sostengono che autocarri aziendali sarebbero partiti dalla sede della società con il cassone carico di rifiuti speciali, spesso riconducibili a “Car Fluff”, un rifiuto di scarto proveniente dal processo di demolizione delle autovetture. I mezzi sarebbero poi arrivati in dei terreni agricoli posti a pochi metri di distanza, e qui sarebbero stati interrati grossi quantitativi di rifiuti, anche a profondità significative. Gli accertamenti eseguiti hanno scoperto l’interramento anche di altri materiali, come fanghi provenienti presumibilmente dall’industria meccanica pesante e siderurgica. I terreni interessati sono risultati contaminati gravemente da sostanze altamente nocive, alcune di esse rilevate sino a valori pari al 6 mila per cento del limite previsto, con il concreto ed attuale pericolo che le sostanze inquinanti possano infiltrarsi ancor più nel sottosuolo, intaccando la falda acquifera sottostante.
LE ESTORSIONI SULLE GRU
Dalle indagini, poi, emergerebbero delle vicende estorsive a danno di imprese impegnate nell’appalto per la demolizione delle gru di banchina ormai obsolete presso il Porto di Gioia Tauro. La vicenda vedrebbe coinvolti in prima linea alcuni degli arrestati di oggi, nello specifico Rocco Delfino e Domenico Cangemi, considerati esponenti della cosca locale dei Piromalli, e Francesco B. Palaia, ritenuto invece far parte della cosca Bellocco di Rosarno. Quanto proprio ai presunti legami di ‘ndrangheta, le investigazioni, tra l’altro, ricostruirebbero i rapporti tra Rocco Delfino, Aurelio Messineo - considerati fedelissimo del boss Giuseppe Piromalli, alias “Facciazza” - e l’Avvocato Giancarlo Pittelli, legale di fiducia dei Piromalli.
I SEQUESTRI
Nell’ambito dell’inchiesta i militari hanno posto sotto sequestro, inoltre, l’intero capitale sociale e patrimonio aziendale della Ecoservizi Srl di Gioia Tauro; la Ditta Individuale Rd di Rocco Delfino, con sede legale a Catanzaro; la Cm Servicemetalli Srl di Ravenna; la Ditta individuale Giovanni Delfino (cl. 93), con sede a Gioia Tauro e la Ditta individuale Giovanni Delfino (cl. 57). Disposto, poi, il sequestro preventivo della somma complessiva di poco più di 1,6 milioni di euro, di cui oltre 909 mila nei confronti delle società Rd di Rocco Delfino, della Ecoservizi, Mc Metalli Srl, Cm Servicemetalli, e della somma di circa 700 mila euro nei confronti di Rocco Delfino, Giuseppe Antonio Nucara e Alessio Alberto Gangemi.
