«Basta etichette di malasanità»: il commovente grazie di una paziente salvata allo Jazzolino di Vibo
Una donna vince la battaglia contro una gravissima infezione e ringrazia il personale sanitario: «Oltre i limiti strutturali, ho trovato professionisti straordinari»
Esiste una narrazione della sanità calabrese che va oltre le cronache del disservizio, fatta di dedizione silenziosa e salvataggi miracolosi. È la testimonianza carica di emozione di una cittadina di Vibo Marina, che dopo aver sfiorato il tragico epilogo a causa di una violenta infezione batterica, ha voluto rendere merito pubblicamente ai medici e agli operatori dell'ospedale Jazzolino.
La vicenda ha inizio con un arrivo in urgenza in condizioni disperate. In quel momento critico, la prontezza della dottoressa Bartolotta si è rivelata decisiva: la paziente ne loda la lucidità e la tempestività, doti che hanno permesso di stabilizzare una situazione in cui la prognosi appariva quasi segnata. Oltre alla perizia clinica, la dottoressa è stata un supporto fondamentale per i familiari, gestendo con estrema sensibilità il loro carico di angoscia.
Il percorso di guarigione è proseguito nel reparto di Malattie Infettive, sotto la guida del primario Vallone. La donna descrive un'assistenza che va ben oltre il semplice mansionario. Il primario ha monitorato il decorso clinico restando in corsia spesso oltre il termine del proprio turno di lavoro. Davanti ai ringraziamenti, la risposta del medico - «Faccio solo il mio dovere» - ha colpito la paziente per la sua semplicità, trasformando un atto dovuto in un gesto straordinario agli occhi di chi soffre. Un plauso speciale è stato rivolto al team infermieristico coordinato dalla caposala Celeste Racco e agli OSS, definiti persone "squisite" per la capacità di dialogare con i parenti nei momenti più bui.
La lettera si chiude con una ferma difesa del presidio vibonese. Nonostante le note carenze che affliggono il sistema regionale, la paziente invita a non etichettare sbrigativamente lo Jazzolino come un esempio di "malasanità".
«Sono le persone a fare la differenza», conclude la donna, oggi finalmente tornata all'affetto dei suoi cari. La sua storia resta come prova tangibile che, anche dove i mezzi scarseggiano, l'umanità e la competenza possono trasformare una struttura sanitaria in una vera comunità che cura e protegge.
