Oltre ai furti nelle abitazioni e le rapine agli esercizi commerciali, c'è un'altra piaga che colpisce il territorio: gli incendi delle auto a scopo intimidatorio

di MIMMO FAMULARO

Ventisei mezzi dati alle fiamme dall'inizio del nuovo anno. Non si arresta l'escalation criminale nel Vibonese. Oltre all'allarme lanciato da più parti per i furti nelle abitazioni e per le rapine nei tabacchini e negli esercizi commerciali, c'è un'altra piaga che colpisce il territorio e tocca indifferentemente imprenditori, commercianti, professionisti, operai. Quanto accaduto nella notte a San Gregorio d'Ippona, dove ignoti malviventi hanno incendiato l'auto di un operaio, è solo l'ultimo di una serie di episodi che hanno reso ancora più incandescente l'inizio dell'anno nel Vibonese.

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I numeri. Auto, furgoni, escavatori. Sono parecchi i mezzi andati a fuoco tra gennaio e febbraio in tutta la provincia. L'episodio più eclatante si è verificato il 19 gennaio scorso a Mandaradoni, frazione di Briatico, dove in una sola notte sono stati incendiati ben 14 mezzi parcheggiati all'interno di un'autocarrozzeria. Un'altra notte di fuoco si è vissuta invece a Vibo Valentia tra il 6 ed il 7 gennaio quando in fiamme sono andati due escavatori fermi davanti all'Istituto Ipsia e due auto che si trovavano in strade diverse del quartiere Moderat Durant, alla periferia della città. Gli attentati incendiari non hanno una mappatura precisa. Prima di San Gregorio d'Ippona, un analogo caso era stato segnalato a Limpidi, frazione di Acquaro e, prima ancora, a Zungri, sull'altopiano del Poro, ed infine a Santa Domenica di Ricadi, centro del litorale vibonese.

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Le indagini. Lavoro straordinario per i Vigili del Fuoco ed anche per i carabinieri della Compagnia di Vibo e delle varie Stazioni sparse sul territorio provinciale, oltre che per la polizia. Incendi dolosi, spesso a scopo intimidatorio, con matrici e moventi diversi, che balzano agli onori della cronaca per finire poi nell'anonimato una volta spente le fiamme e con esse tutte le luci mediatiche. Un'escalation che sembra non avere fine, nonostante i “proclami” della politica che anche sulla sicurezza pretenderebbe di costruire il proprio consenso laddove la realtà quotidiana la smentisce.

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