Contestato il reato di associazione a delinquere ad un'azienda di Zumpano. Ad operare è stata la Dda di Catanzaro e la Procura di Cosenza con il Corpo Forestale

Gli uomini del Corpo forestale dello Stato di Cosenza stanno eseguendo cinque ordinanze di misura cautelare emesse dal gip distrettuale del Tribunale di Catanzaro Assunta Maiore. I reati contestati sono traffico illecito di rifiuti, ricettazione e associazione a delinquere. L'operazione ha interessato una ditta nel comune di Zumpano, nel Cosentino, posta sotto sequestro.

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L’indagine, denominata "operazione Efesto", è stata condotta dal pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni e dal pm Antonio Cestone della Procura di Cosenza, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda, Giovanni Bombardieri, e dal procuratore aggiunto di Cosenza Marisa Manzini.  Gli inquirenti ritengono di aver interrotto un'attività illecita di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi. All’interno dell’azienda “Euro Rottamazioni” in contrada "Padula" di Zumpano, sarebbero confluiti vari tipi di rifiuti, oltre ad ingenti quantitativi di cavi in rame prelevato furtivamente a società operanti nel settore energetico, dei trasporti e delle telecomunicazioni.

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I rifiuti e i cavi in rame venivano conferiti alla ditta da tre rumeni che avrebbero svolto il ruolo di collettori con altre persone di nazionalità romena e la ditta stessa. In altri casi i rifiuti sarebbero stati conferiti all’interno del piazzale della ditta. Il rame, oltre cento tonnellate, veniva poi sigillato all’interno in alcuni container  e caricato a bordo di mezzi e occultato sotto altri rifiuti. Tutto il carico partiva quindi alla volta della Puglia, della Campania e della Basilicata insieme ad altri tipi di rifiuti.

Pierpaolo Bruni

Gli uomini della Forestale hanno monitorato tutti gli spostamenti attraverso rilevatori satellitari.

I rifiuti. All'interno del cantiere della ditta posta sotto sequestro venivano ammassati rifiuti di ogni tipo: dalle batterie usate al piombo sino ad elettrodomestici, oli esausti, vecchie auto e materiale ferroso vario e persino cartellonistica stradale, lampioni  e finanche una carrozzina per disabili. Il giro d'affari stimato dagli investigatori ammontava ad oltre 1.500.000 euro. 

Gli arresti. Agli arresti domiciliari su disposizione del gip sono finiti: S.L., 35 anni, E.L. 30 anni, F.C.L. 29 anni, M.T.L., 37 anni e L.S., 35 anni. Divieto di dimora nel Comune di Zumpano, invece, per B.A., 38 anni. I dettagli dell'operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella sede della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro dove, oltre ai vertici regionali e provinciali del Corpo Forestale, ha partecipato il dirigente superiore Donato Monaco, capo del servizio dell'Ispettorato generale di Roma cui è demandato il coordinamento nazionale dell'attività operativa del Corpo forestale dello Stato in materia ambientale.

La soddisfazione degli inquirenti. Il procuratore facente funzioni di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, durante l'incontro con i giornalisti, ha sottolineato l'importanza di "colpire questo tipo di reati che incidono non solo sulla salute dell'ambiente ma anche sui servizi ai cittadini, basti pensare che la stragrande maggioranza del rame veniva sottratto dai cavi delle compagnie telefoniche, elettriche e dalle linee ferroviarie".
"Nonostante un organico quantitativamente inadeguato - ha affermato il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto - siamo riusciti a fare fronte anche a questo tipo di reati. Un risultato che è stato possibile ottenere grazie alla grande coesione che c'è con la Procura di Cosenza".
Presente all'incontro con la stampa anche il procuratore aggiunto di Cosenza, Marisa Manzini, che ha sottolineato il lavoro svolto dal Corpo forestale "in tre anni di indagini, con un'attività iniziata con servizi di pedinamento e osservazione che si è poi arricchita di intercettazioni telefoniche e ambientali. Si è così riusciti - ha detto - a ricostruire come i soggetti raggiunti oggi dall'ordinanza siano riusciti a costituire compagini aziendali che avevano come unico fine quello di commettere i reati oggetto dell'inchiesta".

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