"Giù le mani dalla 194", le donne vibonesi si mobilitano dopo le parole del vescovo
"A Vibo Valentia il tempo si è fermato. Anzi, si vorrebbe che le lancette girassero in senso contrario. Davanti ad una Chiesa, si sono materializzati - con la "benedizione" del Vescovo e della Sindaca - banchetti in cui viene chiesta la firma perché diventi obbligatorio far sentire alla donna che ha già deciso abortire il battito cardiaco del feto. Si vuole annullare la donna come persona, espropriarla del proprio corpo, colpire, insieme al corpo, i sentimenti". Lo scrivono le componenti del coordinamento "Giù le mani dalla 104", formatosi a Vibo dopo che il vescovo, mons. Attilio Nostro, ha invitato alcuni fedeli a sottoscrivere una proposta di legge che prevede di far ascoltare il battito del feto alle mamme in procinto di abortire.
"Il tentativo di modificare la Legge 194 -si legge in una nota sottoscritta da Teresa Esposito, Barbara Citton, Assunta Achille, Menella Potenza, Maewa Alafia, Marcella Murabito, Francesca Romano, Vladimira Pugliese, Anna Murmura, Antonella Bonomo, Loredana Pileggi - non ha niente a che vedere con la salvaguardia del feto, ma è una tortura che si vuole infliggere ad una donna considerata incapace di rendersi conto di quello che fa e che si vuole sottomessa a qualcuno che continuamente la indirizzi. La scelta dell'aborto per una donna, è già di per se una scelta drammatica, con sensi di colpa presenti per tutta la vita. E la Chiesa tenta di introdursi, con forti ingerenze politiche, in un campo che non le appartiene! Un urlo silenzioso e pieno di dolore si alza dalla voce di tutte le donne di ieri che hanno riflettuto, analizzato, ponderato, lottato per avere una legge a loro tutela. In nome di quell'urlo, che è dentro ciascuna di noi, riprendiamo le nostre lotte, ANCORA, ANCORA E ANCORA".
Durissima la reazione. "La trasformazione democratica del Paese è profondamente intrecciata alle lotte femminili, e la storia ci insegna che le conquiste politiche, civili e sociali delle donne e il miglioramento della loro condizione hanno sempre comportato progresso e una società migliore per tutti. Vogliamo politiche di sostegno alla famiglia e, insieme alla contraccezione, la libertà di interrompere la gravidanza". Per sabato 14 è previsto un sit in proprio nella città capoluogo.
Rivendichiamo il nostro diritto alla vita senza violenza, fisica o psichica.
LA VITA E IL CORPO DELLA DONNA DEVONO ESSERE UNA SOGLIA INVALICABILE PER CHIUNQUE LEI NON VOGLIA. CHIESA E STATO COMPRESI!
In nome della nostra eterna e ostinata lotta contro l'infelicità.
Le donne italiane sono donne consapevoli e sui diritti non si torna indietro!
