Processi, allarme a Vibo Valentia: «Senza stabilizzazione la riforma rischia di crollare»
I precari dell’Upp del tribunale vibonese lanciano l’ultima richiesta: proroga o assunzione per tutti. «Senza di noi arretrati, digitalizzazione e maxi processi andranno in tilt»
L’Ufficio per il processo, nato nel 2012 per garantire tempi più rapidi nella giustizia e rilanciato nel 2022 con il maxi–piano di assunzioni finanziato dal Pnrr, rischia di svuotarsi entro giugno 2026, data in cui scadranno i contratti a tempo determinato di migliaia di lavoratori. Una situazione che, nei tribunali più fragili, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio shock organizzativo. Tra questi c’è anche il tribunale di Vibo Valentia, cuore operativo di processi complessi come Rinascita-Scott e Maestrale-Carthago e punto di riferimento dell’aula bunker di Lamezia Terme.
La stabilizzazione prospettata dal governo riguarda, al momento, poco più della metà dei dipendenti assunti con i fondi europei. Gli altri – compresi gli addetti vibonesi – temono di essere esclusi, nonostante il ruolo determinante ricoperto in questi anni. «Ridurre drasticamente il personale dell’Upp – avvertono – significherebbe indebolire gli uffici giudiziari, disperdere competenze specializzate, rallentare procedimenti e costringere molti lavoratori a lasciare il territorio con gravi ricadute sociali ed economiche». I numeri sembrano sostenerli: secondo l’indicatore “disposition time”, la durata dei procedimenti è calata oltre il 25%, superando gli obiettivi del Pnrr.
Il grido d’allarme è contenuto in una lettera firmata dai dipendenti precari del tribunale di Vibo e indirizzata anche al Presidente della Repubblica. Nel documento si sottolinea come l’incertezza contrattuale abbia già iniziato a logorare motivazioni e serenità lavorativa, nonostante gli elogi ricevuti dagli ispettori del ministero della Giustizia per la qualità del lavoro svolto in un contesto caratterizzato da carenze di organico e continuo turnover dei magistrati.
Decisivo è stato anche l’apporto degli operatori data entry, che fanno parte dell’Upp e che hanno contribuito alla digitalizzazione di numerosi servizi. Grazie a loro, il settore civile del tribunale di Vibo è passato dalle ultime posizioni alle prime dieci nella classifica Cisia 2023, mentre nel penale l’introduzione della piattaforma App procede con efficienza, a differenza dei frequenti malfunzionamenti registrati altrove.
A rendere ancora più preoccupante la situazione è la prospettiva, trapelata nei giorni scorsi, di stabilizzare solo 6.000 unità tramite un’ulteriore prova selettiva. Per i lavoratori vibonesi si tratterebbe di «un’operazione divisiva, capace di disgregare un sistema che ha già dimostrato di funzionare». Il rischio, spiegano, è lo smantellamento dell’Ufficio per il processo e il ritorno a carichi di lavoro ingestibili per personale amministrativo e magistrati.
L’appello finale è diretto e privo di giri di parole: «Chiediamo che venga salvaguardata una riforma che ha prodotto risultati concreti. Non siamo numeri, ma personale formato che ha reso più efficiente la giustizia». E poi la sintesi che accompagna la loro mobilitazione: «Stabilizzateci tutti, o la riforma crolla».
