Ha indirizzato una missiva ai presidenti della giunta regionale, Roberto Occhiuto, e del consiglio regionale, Filippo Mancuso, su indicazioni risolutorie delle questioni balneari il Commissario regionale, Giacomo Saccomanno.

“La questione delle concessioni balneari, a seguito delle sentenze emesse dal Consiglio di Stato - ha asserito Saccomanno - sta creando una situazione di disagio molto grave, specialmente in una regione, come la nostra, con oltre 850 Km. di costa e con attività turistiche condotte, quasi sempre, da nuclei familiari. Una eventuale interruzione del rapporto alla fine del 2023 causerebbe un danno rilevantissimo agli operatori turistici che hanno eseguito degli investimenti rilevanti, fidando sulla legge nazionale che aveva fissato una scadenza al 2033. A costoro, spetterebbe, anche un indennizzo-ristoro che creerebbe, dall'altra parte, un'evidente incresciosa situazione economico-finanziaria in merito ai soggetti che, eventualmente, dovrebbero sopportare tale onere”. Per tali ragioni, il commissario Saccomanno ritiene che la Regione possa intervenire “in quanto la stessa è delegata all'esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo”. In particolare, la legge regionale “prevede la possibilità di stabilire il termine finale della concessione, la rinegoziazione della durata di questa, con la evidente conseguenza che trattasi di valutazione che prescinde dalla legge nazionale e che può essere decisa dalla regione, in relazione alle condizioni dell'intervento, della natura dell'investimento, della economicità dello stesso”. Tali condizioni, “legittimerebbero un possibile intervento legislativo della regione in relazione alle concessioni in essere per determinare la sola scadenza e/o proroga. Tenendo anche presente che la direttiva europea non si potrebbe applicare alla concessione dei beni e che, comunque, la Calabria ha una estensione costiera tale da consentire a chiunque di poter intervenire ed investire”. Un percorso che, però, “deve essere controllato ed approfondito in relazione alle disposizioni del PIR e degli eventuali PSC. Sul punto, deve anche valutarsi la posizione dell'Autorità Portuale e la possibilità che questa possa opporsi alla volontà legislativa regionale”.

Infine, un ultimo appunto: “le sentenze del Consiglio di Stato non esplicano un giudicato erga omnes, ma soltanto tra le parti che hanno partecipato al giudizio. Con la evidente conseguenza che non possono essere ritenute fonte di potere per intervenire sui rapporti esistenti e riguardanti altri soggetti”. La richiesta del commissario Saccomanno è, dunque, “di cercare di trovare una soluzione concreta per salvaguardare i rapporti esistenti, evitare inutili contenziosi e riorganizzare l'esercizio delle funzioni amministrative e di gestione in materia di demanio marittimo”.