In accoglimento dell’istanza depositata dall’avv. Giuseppe Bagnato, la Corte di Appello di Catanzaro ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari ordinando la scarcerazione immediata di Antonio Mario Tripodi.
L’istanza di revoca della misura in atto veniva avanzata dal difensore subito dopo aver discusso la posizione dell’imputato nel giudizio di secondo grado, rilevando come il presunto momento di consumazione del reato contestato e il tempo trascorso dall’applicazione della misura avevano comportato il venir menodelle esigenze cautelari.
Antonio Mario Tripodi, 61 anni, di Porto Salvo, era stato tratto in arresto nell’agosto 2020 nell’ambito dell’operazione “Imponimento” condotta dalla Dda di Catanzaro per aver concorso, negli anni 2016-2017, unitamente ai fratelli Tripodi Domenico e Tripodi Sante, e Lo Bianco Domenico in una presunta estorsione ai danni di tale Facciolo Antonio, all’epoca dei fatti gestore della struttura turistica “Lido degli Aranci”, al fine di agevolare le presunte e rispettive associazioni mafiose dei “Lo Bianco-Barba” e “Tripodi”.

Il processo per i quattro imputati coinvolti nell’ipotizzata vicenda estorsiva si era instaurato dinanzi al Tribunale di Lamezia Terme. A seguito dell’accoglimento dell’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dai difensori degli imputati, il processo veniva poi spostato in quel di Vibo Valentia.

All’udienza del 17 febbraio 2022 la Procura Distrettuale aveva chiesto e ottenuto la riunione di “Imponimento” al maxiprocesso “Rinascita-Scott”. A fine luglio 2023, sempre su istanza della difesa, il Tribunale di Vibo Valentia aveva deciso di sostituire nei confronti di Tripodi la misura cautelare in carcere con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari.

Al termine del giudizio di primo grado, Tripodi veniva condannato per la presunta estorsione ai danni dell’allora gestore della struttura turistica “Lido degli Aranci” alla pena di anni sette, mesi quattro di reclusione ed euro 9.000 di multa.

Visto il considerevole lasso di tempo trascorso in regime detentivo, superiore a cinque anni, e il corretto comportamento assunto da Tripodi in costanza di misura cautelare, la Corte di Appello ha deciso di rimettere in libertà l’imputato accogliendo l’istanza formulata dall’Avv. Giuseppe Bagnato. Prosegue, nel frattempo, presso l’aula bunker di Lamezia Terme, dinanzi alla Corte di Appello di Catanzaro, la celebrazione del processo ordinario di secondo grado scaturito dalla maxi-inchiesta “Rinascita-Scott”. Prevista per dicembre la sentenza.