'Ndrangheta, sequestrati beni per 1 milione a tre professionisti vicini ai clan
Nel mirino della guardia di finanza e dei carabinieri di Reggio Calabria sono finiti conti correnti, carte di credito, polizze e vari prodotti finanziari
Il loro patrimonio sarebbe riconducibile alla cosca Alampi di Reggio Calabria. Con questa motivazione i militari del Comando provinciale dei carabinieri e gli uomini della Guardia di finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della procura della repubblica hanno posto i sigilli al patrimonio di alcuni professionisti, sequestrando beni per un ammontare complessivo pari a circa 1 milione di euro. Destinatari della misura due avvocati: Giulia Maria Rossana Dieni e Giuseppe Putortì ed un commercialista Rosario Spinella.
La condanna. Nel dettaglio, Giulia Maria Rossana Dieni e Giuseppe Putortì, entrambi avvocati, sono stati destinatari, il 22 luglio 2014 di un ordinanza di misura cautelare e sequestro preventivo emessa dal Tribunale sezione Gip di Reggio Calabria (operazione c.d. denominata “Rifiuti spa 2”) e condannati in primo grado - con sentenza emessa dal Gup di Reggio Calabria il 7 luglio dello scorso anno - alla pena di anni 8 di reclusione in quanto ritenuti colpevoli di associazione mafiosa. Secondo i giudici "hanno fatto parte di un'articolazione territoriale della 'ndrangheta - la cui concreta operatività è stata accertata con sentenza pronunciata dal Tribunale di Reggio Calabria già nel 2008 (passata in giudicato il 1° marzo 2012).
I postini della cosca. Nella fattispecie, la Dieni insieme all'ex coniuge, l'avv. Putortì, recandosi, quali difensori di Matteo Alampi, a sostenere i colloqui in carcere con quest'ultimo “…fornivano uno stabile e concreto contributo al mantenimento ed al rafforzamento dell'articolazione territoriale della cosca che fa riferimento a lui, prestandosi in modo consapevole e sistematico a fare da postini, nonché da portatori di messaggi e notizie recanti le specifiche direttive impartite dal carcere dallo stesso ai sodali non detenuti (compresi, tra gli altri,
Domenico Valati e Lauro Mamone), finalizzate a garantire una concreta gestione delle suddette attività economiche (sottoposte ad amministrazione giudiziaria e facenti parte
in origine del proprio gruppo imprenditoriale) e delle vicende direttamente e/o indirettamente ad esse connesse in modo pienamente conforme al programma criminoso del sodalizio”.
I sigilli. A seguito di specifiche e articolate indagini patrimoniali svolte dal Nucleo investigativo carabinieri sono stati emessi, dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, gli odierni provvedimenti con i quali è stato disposto il sequestro di conti correnti, carte di credito, polizze e vari prodotti finanziari per un valore complessivo stimato in 220.000 euro a Giulia Maria Rossana Dieni e 569.000 euro a Giuseppe Putortì.
Il commercialista Rosario Spinella anch’egli destinatario, dell'ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa nell’ambito della suddetta operazione “Rifiuti spa” è stato in seguito condannato alla pena di anni 8 di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, poiché, quale custode/amministratore di una serie di società sottoposte a sequestro e in concorso con soggetti facenti parte della cosca “Alampi” di Reggio Calabria. Costui consentiva - secondo gli inquirenti - la presenza quasi quotidiana del capocosca Giovanni Alampi nella sede delle imprese e l’intromissione nelle scelte aziendali più importanti ai medesimi soggetti ai quali quelle imprese erano state confiscate;
inoltre, emetteva fatture per operazioni inesistenti al fine di costituire fondi neri da erogare alla cosca e sviava l’utilizzo dei mezzi delle imprese confiscate per altri fini cui erano a vario titolo interessati i precedenti proprietari mafiosi. Con l’aggravante di avere commesso il fatto con abuso delle pubbliche funzioni.
Gli approfondimenti. In relazione a tali risultanze, il gruppo tutela economia del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza – su delega della locale procura della repubblica – ha svolto specifici approfondimenti, anche di carattere finanziario, sulle condotte distrattive poste in essere da Spinella. E a conclusione di questi ultimi è stato accertato che questi, in qualità di custode/amministratore giudiziario di 4 società, si era indebitamente appropriato di somme presenti sui conti correnti delle predette imprese - senza autorizzazione da parte dell’autorità giudiziaria competente - per il pagamento a sé stesso di parcelle relative a prestazioni professionali per le quali era già stato remunerato.
Le conclusioni. Il tutto è stato confermato nell’ambito di apposita proposta di sequestro di prevenzione, fondata non già sul requisito della sproporzione, bensì sul presupposto oggettivo dell’illecita condotta assunta da Spinella nell’amministrazione delle citate imprese allo stesso affidate in custodia. Pertanto, il Tribunale di Reggio Calabria - sezione misure di prevenzione ha emesso l’odierno provvedimento con il quale ha disposto il sequestro delle disponibilità finanziarie, comunque riconducibili a Rosario Spinella, fino alla concorrenza della somma di € 193.685,26. Complessivamente il Nucleo investigativo carabinieri e il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Reggio Calabria - in perfetta e costante sinergia - hanno proceduto all’esecuzione, nei confronti dei citati professionisti reggini, di misure di prevenzione patrimoniali per un valore stimato pari a € 982.685,26.
