Nuova intimidazione nel Vibonese, la morsa della criminalità non allenta la presa
Rinvenute bottiglie incendiarie: è l'ennesimo tassello di una scia criminale che tra incendi e minacce sta assediando il territorio
La morsa della criminalità non allenta la presa sulla provincia di Vibo Valentia. L’ultimo segnale di una tensione ormai palpabile arriva da San Gregorio d’Ippona, dove la notte scorsa è andato in scena un atto dal sapore inequivocabile: tre bottiglie piene di benzina sono state abbandonate davanti all'uscio di un cittadino di origini gambiane, da anni residente nel piccolo centro. Un messaggio muto, ma intriso di violenza simbolica, che ha spinto la vittima a rivolgersi immediatamente alle autorità.
Il ritrovamento ha fatto scattare l'intervento immediato dei Carabinieri della stazione locale e della Compagnia di Vibo Valentia. I militari hanno proceduto al sequestro del materiale infiammabile, ora al vaglio della scientifica per il rilevamento di eventuali tracce biologiche o impronte.
L’attenzione degli inquirenti è rivolta principalmente a due fronti: l'analisi accurata dei frame registrati dalle telecamere pubbliche e private della zona per intercettare passaggi sospetti e la ricerca di informazioni tra i residenti che potrebbero aver udito o visto qualcosa nell'oscurità della notte.
L'episodio di San Gregorio non è un fulmine a ciel sereno, ma si inserisce in un puzzle inquietante di violenza che sta ridisegnando la mappa della sicurezza locale. Nelle ultime settimane, il Vibonese è stato teatro di un'escalation senza sosta: a Vena di Jonadi il rogo doloso di ben tre autovetture, a Vibo Valentia l'attacco al cantiere della mensa scolastica "Buccarelli", la bottiglia incendiaria lasciata davanti a una nota macelleria in via Giovanni XXIII e il rinvenimento di una lettera intimidatoria sul parabrezza dell'auto dell'imprenditore edile Francesco Patania.
Ciò che preoccupa maggiormente le istituzioni e la cittadinanza è l'eterogeneità dei bersagli. Non vengono colpiti solo i grandi cantieri o i nomi di spicco dell'imprenditoria, ma anche semplici cittadini e piccole attività di vicinato. Questo "linguaggio del fuoco e della minaccia" sembra rispondere a una strategia precisa: imporre una pressione psicologica diffusa e marcare il controllo del territorio in modo capillare.
Mentre le forze dell'ordine mantengono il massimo riserbo sulle direttrici investigative, tra la popolazione cresce la richiesta di una presenza ancora più massiccia dello Stato per diradare quell'aria pesante che, da giorni, soffoca la serenità della comunità vibonese.
