Probabile, a questo punto, che gli amministratori comunali si appelleranno al Consiglio di Stato, ma per il momento il Tar del Lazio ha confermato lo scioglimento per mafia del Comune di Tropea avvenuto ad aprile 2024 sulla scorta della relazione inviata dall’allora prefetto di Vibo Valentia Paolo Giovanni Grieco.

Respinto, dunque, il ricorso presentato dall’ex sindaco Nino Macri, dal vice Roberto Scalfari e dai consiglieri Francesco Addolorato, Carmine Godano, Caterina Marzolo e Greta Trecate, che contestavano l’assenza di “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata”. Di avviso diverso il Tribunale amministrativo che, dopo aver sottolineato che "lo scioglimento non è una misura di carattere sanzionatorio, bensì preventivo, ed è volto ad affrontare una situazione emergenziale al fine di salvaguardare l’amministrazione pubblica di fronte alla pressione e all’influenza della criminalità organizzata”, ha ribadito che per l'emanazione del provvedimento di scioglimento “è sufficiente la presenza di elementi indizianti, che consentano di individuare la sussistenza di un rapporto inquinante tra l’organizzazione mafiosa e gli amministratori dell’ente considerato infiltrato”.