'Ndrangheta nel Vibonese, nuove e clamorose rivelazioni dei pentiti (NOMI-DETTAGLI)
I collaboratori di giustizia hanno riferito davanti al Tribunale di Vibo Valentia sui presunti equilibri criminali e sulle relazioni del gruppo con altre consorterie della provincia
VIBO VALENTIA – Le presunte dinamiche interne della ’ndrina Maiolo di Acquaro e i rapporti con altri gruppi criminali del territorio sono al centro delle deposizioni dei collaboratori di giustizia sentiti nel processo “Habanero”, filone ordinario, in corso davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.
Nel procedimento, che vede imputati presunti vertici e gregari del sodalizio, è iniziata la fase dedicata all’escussione dei pentiti chiamati a riferire sia sul contesto associativo sia sulle singole contestazioni relative ai reati fine. Il collegio è presieduto dal giudice Gabriella Lupoli, con a latere Claudia De Santi e Margherita Azzolini.
Tra i collaboratori ascoltati Francesco Fortuna, ex esponente del clan Bonavota di Sant’Onofrio, che ha concentrato la propria deposizione soprattutto sulle figure di Francesco Maiolo e Domenico Zannino.
Parlando di Maiolo, Fortuna ha riferito di averlo conosciuto nel 2015, durante un periodo in cui, secondo il suo racconto, l’imputato si trovava in latitanza tra Sant’Onofrio e Acquaro. Il collaboratore ha raccontato degli spostamenti dell’uomo e dei contatti avuti in quel periodo, riferendo anche di una visita ricevuta da Domenico Zannino, circostanza appresa da quanto gli sarebbe stato riferito da Domenico Bonavota.
Nel corso dell’esame, Fortuna ha inoltre parlato di presunti rapporti tra i Maiolo e i Bonavota, descrivendo un legame risalente nel tempo tra le due famiglie. Ha riferito anche di presunte relazioni con il gruppo degli Emanuele di Soriano Calabro e Sorianello, indicando come “ottimi” i rapporti tra le consorterie.
Sul ruolo di Domenico Zannino, il collaboratore ha dichiarato di averlo conosciuto in diverse occasioni e di averlo identificato come appartenente al gruppo degli Emanuele, precisando tuttavia che, in sua presenza, non sarebbero mai stati affrontati discorsi relativi ad affari illeciti con i Maiolo.
In aula è stato sentito anche Bartolomeo Arena, ex componente della cosca “Pardea-Ranisi” di Vibo Valentia. Il collaboratore ha raccontato di conoscere la famiglia Maiolo già dagli anni Novanta e ha riferito di presunti tentativi del gruppo di Acquaro di riaffermare il proprio peso sul territorio attraverso alleanze con altre realtà criminali.
Arena ha parlato anche di Domenico Zannino, indicandolo come figura di riferimento nei territori riconducibili agli Emanuele e agli stessi Maiolo. Il collaboratore ha riferito inoltre di rapporti con altri gruppi criminali, tra cui quelli dei Pelle di San Luca, soprattutto con riferimento al traffico di stupefacenti, secondo quanto da lui appreso.
Nel corso della deposizione sono stati affrontati anche altri episodi, tra cui una vicenda legata a una rissa avvenuta a Pizzo nel 2018 e i presunti collegamenti tra diversi gruppi criminali per la gestione della situazione.
Le dichiarazioni rese dai collaboratori saranno ora oggetto di valutazione nel prosieguo del dibattimento.
