Non sono pochi gli strani effetti collaterali di questo periodo di isolamento forzato per via dell’emergenza coronavirus. Le conseguenze da quarantena colpiscono inesorabilmente l’economia vibonese, già da tempo prossima al collasso, a prescindere dalla situazione attuale. Sulla crisi del commercio già si è detto, spesso e da tempo, evidenziando i troppi negozi chiusi, soprattutto in quella che un tempo era la via commerciale del centro cittadino, corso Vittorio Emanuele, dove desolante appare il lungo rosario di negozi chiusi, vetrine vuote, magazzini abbandonati che ormai sono una drammatica realtà che supera finanche le attività ancora aperte.

Ed il commercio non è il solo settore in crisi, tutt’altro…


Non bisogna, infatti, dimenticare che, dopo Reggio Calabria e Crotone, Vibo Valentia rimane ancora un importante centro di attività di carattere industriale, ovviamente anche questo settore fermo per lo status di lockdown. Le conseguenze negative, dunque, si moltiplicano e di sicuro un valido termometro per comprendere la sintomatologia di questa malattia economica non meno grave di quella sanitaria, rimane il porto di Vibo Marina.




Completamente bloccata l’area diportistica, con gli effetti che si accuseranno soprattutto in quella che negli altri anni era la stagione turistica; quasi nulla l’attività di pesca, ricordando che la flotta peschereccia di Vibo Marina è tra le più importanti della regione; l’aspetto più indicativo è certamente legato non solo al blocco delle attività in generale, quanto anche alla mobilità, con il ridotto utilizzo delle auto e, più in generale dei mezzi di trasporto, che sta provocando una sensibile diminuzione delle attività nell’area industriale del porto di Vibo Marina, da sempre caratterizzato dall’azione dei depositi costieri. Secondo le prime analisi dei movimenti in corso, sia pure approssimative, il calo si aggirerebbe intorno al 50/60%, con un dato su tutti legato al traffico portuale delle navi petroliere che generalmente, nei diversi periodi dell’anno, si attesta in un numero di 5/6 arrivi a settimana e che invece adesso, in questo periodo di blocco delle attività, si ferma a 2, a volte 3 quando va bene, a settimana.

Quanto potrà reggere questa situazione? E, soprattutto, quando e come sarà possibile una eventuale ripartenza?


Opportuno a questo punto, perché non sia vanificato questo stato di calo, cogliere l’occasione di una situazione di blocco imprevisto e non voluto, per progettare quelle attività necessarie al rilancio dello scalo di Vibo Marina, come il dragaggio, che è un’urgenza se si pensa all’imboccatura del porto, in modo da renderlo più funzionale e disponibile all’eventuale arrivo di navi di altro genere (pensiamo, ad esempio, a quelle militari e di soccorso, per come la storia dello scalo ricorda), e chiedendo che il porto di Vibo Marina possa rientrare negli interventi previsti a livello governativo per la tutela dei porti e delle attività marittime.