‘Ndrangheta a Vibo, processo ai Piscopisani: “Era gente pericolosa”
Sembra ci sia un problema con i collaboratori di giustizia che devono testimoniare nel processo, denominato “Rimpiazzo”, contro la cosca di ‘ndrangheta dei Piscopisani. Nella giornata di ieri, infatti, Loredana Patania ha deciso di non testimoniare in videocollegamento temendo per la propria incolumità. Nella stessa udienza, presso il Tribunale di Vibo, ha invece risposto alle domande della Dda e dei difensori Daniele Bono, dopo però aver denunciato nei giorni precedenti che "dovrei muovermi senza le adeguate misure di sicurezza, per cui non ci sarò perché non posso rischiare la vita per i capricci di non so chi" (ne abbiamo parlato QUI).
Per quanto riguarda l’esame di Patania, in particolare, il pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso ha specificato di non sapere al momento se la scelta di non parlare fosse libera o causata da “una situazione ambientale che lei ritiene sia imposta”. “Io ho una leggera riserva - ha detto il pubblico ministero - sul fatto che sia una scelta libera”. Per questa ragione il presidente del collegio giudicante, dottoressa Tiziana Macrì, ha deciso di rinviare alla prossima udienza dando così la possibilità alla Dda di avere un'interlocuzione con la collaboratrice e, se necessario, “attivare i canali amministrativi" e "il servizio di protezione” per permettere alla testimone di raggiungere in sicurezza il sito riservato da dove testimoniare.
È stato comunque interrogato il pentito Daniele Bono, 35 anni di Gerocarne, collaboratore di giustizia dal 2012 quando “mi sono costituito spontaneamente, anche se non avevo nessun carico pendente, perché volevo cambiare vita”. L’uomo ha parlato di diversi omicidi, da quello di Francesco Scrugli a quello di Fortunato Patania, passando per l’assassinio di Michele Mario Fiorillo.
“I Piscopisani - ha detto il collaboratore, precisando di non avere informazioni dirette sulla cosca - si diceva che facevano più che altro omicidi a pagamento, estorsioni su Vibo e Vibo Marina. Non so di preciso cosa facevano ma principalmente questo”. Spiegando che, per quanto di sua conoscenza, nell’ambito delle “gerarchie” del clan “Francesco Scrugli, Rosario Battaglia e Rosario Fiorillo erano tutti allo stesso livello, solo Scrugli magari era un po' più responsabile perché era il referente di Andrea Mantella su Vibo”. Loro, secondo Bono, erano quelli più temuti dal clan dei Patania. Perché? “Sapevano che era gente pericolosa. Con loro erano più cauti, avevano un po' di timore, perché - sempre a detta loro (dei Patania, ndr) - avevano fatto degli omicidi su Sant’Onofrio, Reggio, Lamezia Terme...”.
