Provincia Vibo, sui lavoratori braccio di ferro tra Niglia e Mangialavori
Il presidente replica al coordinatore di Forza Italia che gli aveva tolto la fiducia infierendo sulle sue ripetute assenze nelle assemblee dei dipendenti da mesi senza stipendio
L'accordo tra Forza Italia e Partito democratico, unitamente a Fratelli d’Italia, che aveva dato vita all’amministrazione provinciale guidata da Andrea Niglia, ha fatto il proprio tempo. In meno di due anni sono cambiati gli equilibri politici sul territorio e sono prevalse altre maggioranze trasversali ed altri sistemi di potere, rispetto a quella che aveva consentito al sindaco di Briatico di succedere all’era commissariale.
La rottura degli equilibri. La “crisi”, se così può essere definita, era nell’aria da tempo. A sancire il cambiamento sono state le parole del coordinatore provinciale di Forza Italia, Giuseppe Mangialavori, nel corso di un’assemblea destinata ad avere più di una coda polemica. Nel mirino dell’esponente azzurro, "le ripetute assenze del presidente Niglia", reo di non essere stato abbastanza "al fianco dei dipendenti in lotta".
I lavoratori. Dipendenti da cinque mesi senza stipendio, il cui destino avrebbe dovuto rappresentare la principale preoccupazione per tutta la classe politica, al di là del tentativo dei vari partiti di cavalcarne il disagio a fasi alterne.
La replica. Incassato il colpo, infatti, Andrea Niglia non ci ha pensato due volte a replicare. "Questo signore – ha ribattuto il presidente della Provincia stamane sulla Gazzetta del Sud – aggiunge problemi piuttosto che individuare soluzioni. Mi rammarica il fatto che sia venuto a conoscenza troppo tardi delle sue prese di pozione altrimenti mi sarei fatto trasportare anche in ambulanza per replicargli punto su punto". E’ sembrato uno tsunami il principale inquilino di palazzo “Ex enel” che ha “promesso” "una conferenza stampa per fare chiarezza sulle speculazioni di certa politica". Quanto al crepuscolo del patto che gli consentì di arrivare a guidare la Provincia, Niglia si è mostrato abbastanza sereno: "Al massimo si mette in discussione la maggioranza in Consiglio provinciale che peraltro dovrà essere rinnovato tra qualche mese, non il presidente".
