Elezioni a Cosenza, inchiesta del Corsera: inciuci, veleni, trasformisti e...parenti
Goffredo Buccini delinea un quadro a tinte fosche della politica cosentina fra familismi, caccia alle "poltrone", vendette, staffette e improbabili "laboratori" politici
Ecco l'articolo apparso sul Corriere della Sera a firma di Goffredo Buccini:
Nei bar attorno a Palazzo dei Bruzi si servono fiele e sospetti. A poco più d’una settimana dal voto, nessuno appare più sicuro di nulla: «Le elezioni? Bah. Non sappiamo nemmeno se da noi ci saranno davvero: ci aspettiamo un’altra botta dai giudici», sussurra una dirigente sbirciando truce il cubo bianco da cui è appena uscita, sede del Comune e vero oggetto del «laboratorio Cosenza». L’idea di sperimentare alchimie risale ai tempi in cui Giacomo Mancini senior (il nonno, il socialista, quello vero) vinse le elezioni accettando l’appoggio d’una lista di ex missini. «Un genio, un precursore», plaudono adesso i cosentini del Pd, bisognosi di nobilitare l’accurduni con Denis Verdini che, per un vezzo della Storia, ha proprio qui, tra i nuovi fedeli, Mancini nipote (Giacomo junior), ex Pdl di rito Scopelliti.
L’all-in alla ‘nduia
Lo chiamano «patto per la città»: è una specie di «All In» alla ‘nduja nel quale giocano tutte le grandi famiglie locali, una mezza dozzina. In realtà sono in corso in Calabria due esperimenti di segno familistico. Uno, politico, qui nella colta Cosenza. L’altro, mafioso, in quei paesi d’Aspromonte che stanno divorziando dallo Stato italiano. Storie assai diverse e, tuttavia, a tratti intrecciate pericolosamente. Le carte le dà la magistratura (su ipotesi di voto di scambio almeno cinque pentiti hanno riempito nell’ultimo anno faldoni di verbali al vaglio di Nicola Gratteri, nuovo procuratore della Dda di Catanzaro; e martedì prossimo anche l’Antimafia di Rosy Bindi dirà la sua, almeno sulle liste di Platì e San Luca). Molti big dormono male la notte, temendo di seguire il destino di Sandro Principe, mattatore Pd arrestato nella vicinissima Rende.
L’urbanista felpato
La dirigente di Palazzo dei Bruzi intanto mastica amaro perché ha già visto cadere sotto gli avvisi di garanzia, firmati stavolta dalla procura di Cosenza, i primi colleghi: il capogabinetto dell’ex sindaco forzista Mario Occhiuto e due tecnici. I pm pensano aggirassero le procedure spacchettando gli appalti e assegnandoli ai soliti noti (anche 61 «determine» in un colpo solo, record d’una notte d’agosto 2012). «Occhiuto scarica su di noi», mormorano i dipendenti. Può un sindaco non avvedersi di traffici noti a tutti? «Nulla sapevo e anzi ho ridotto di molto le determine rispetto all’amministrazione precedente, di sinistra», dice lui, esibendo circolari di ammonimento agli uffici. È un urbanista felpato che sogna grandi opere in città (ha sbloccato il ponte di Calatrava vagheggiato proprio da nonno Mancini) e s’è inventato come spot la caccia alla tomba nel Busento (con annesso… tesoro) di Alarico, re dei Goti.
«Un visionario»
I fan lo considerano un visionario, i nemici un pallista. "Spara cavolate, per parlare pulito", tuona Katia Gentile, che pure gli è stata vicesindaco fino allo scorso 6 febbraio in cui lei e Luca Morrone (presidente del consiglio comunale) hanno guidato il colpo che l’ha rovesciato: a quattro mesi dalle elezioni, uno sfregio, più che la proclamata «decisione di fermare l’illegalità». Katia e Luca sono rampolli di due delle più potenti famiglie della città (Katia è nipote di Tonino ‘U Nivuru, il sottosegretario che voleva assegnare a Berlusconi il Nobel per la pace e riuscì a bloccare per il buon nome di famiglia l’uscita di un quotidiano locale; ed è figlia di Pino, vicepresidente del consiglio regionale coi voti anche del Pd; Luca è figlio di Ennio, il più ascoltato proconsole verdinano).

Da solo contro tutti
La staffetta