"Fai finta di piangere", Mario e la Calabria che sogna il riscatto
L’autobiografia che si fa narrazione, racconto appassionato nel quale predomina un alter ego che incarna l’autore ma sa andare oltre il paradigma ristretto del suo vissuto. C’è la Calabria che prova ad invertire la rotta, nel coinvolgente romanzo di Luciano Prestia, “Fai finta di piangere”, edito da Libritalia, ma ci sono soprattutto fasi di storia a cavallo tra due secoli che pur non essendo armati “l’un contro l’altro”, segnano la frontiera della conoscenza, tanto più se l’evoluzione dei fatti si osserva da un cantuccio specifico, per alcuni aspetti marginale, ma non per questo escluso dai grandi processi in atto. Mario è il protagonista, che tra passato e presente, tra il ricordo vivido di tragedie mai dimenticate e prospettiva di un futuro che non può essere negato nemmeno a chi vive in un fazzoletto dimenticato di questa Calabria che cerca eternamente riscatto. Si fanno spazio, quasi trasfigurate, nel romanzo, tra l’ingenuo e il sentimentale, schillerianamente intesi, le avventure di un bambino indomito, nel quale la consapevolezza che anche per Vibo un futuro possa esistere, si fonde con la sua bramosa ricerca del dialogo culturale nelle sue variegate espressioni. Mario è uomo del proprio tempo più di chiunque altro. E di quel tempo vive le vicende, individua volti con una precisa identità che non si fondano nel magma incandescente del post-moderno, ma sappiano distinguere fatti e circostanze.
Nella galleria di personaggi si intersecano uomini e donne che sanno fare della saggezza un paradigma esistenziale ma anche prostitute ed alcolizzati che si dimenano in un orizzonte capace di riproporre a qualche millennio di distanza le periferie della Roma “decadente” sapientemente tratteggiate da Giovenale, o quelle parigine narrate da Emile Zola, seppur in un contesto decisamente meno ampio e più ristretto sul piano prettamente ambientale. Mario, insomma, racconta se stesso ed immerge il proprio io in una Vibo brulicante di profumi, ma non sempre eminentemente solare. Una Vibo che si apre al cambiamento, forse destinato a rimanere un sogno, che coincide con quello del protagonista, capace di vedere, con il passare degli anni, oltre le limitazioni imposte dalle colonne d’Ercole di una limitata conoscenza ambientale e umana. Il libro sarà presentato al Festival Leggere&Scrivere venerdì 4 novembre, alle ore 9, a Palazzo Gagliardi.
