Coronavirus, lo Stato e la Fase 2: arrangiatevi e ripartite
Estetiste, manager, parrucchieri. Agenti di viaggio, baristi, ristoratori, bagnini, dentisti e camionisti. C’è un’Italia là fuori che vorrebbe riaprire le serrande e le attività il prima possibile. Un’Italia che ha atteso dal governo indicazioni precise per riaprire in sicurezza ma quando ha visto che la risposta sono stati decreti, ordinanze, oltre 200 regolamenti a pioggia. Tutti generali. Ecco allora che molti hanno capito di doversi arrangiare da soli.
I primi sono stati i big come Fca e Ferrari che hanno redatto modelli di organizzazione aziendale per lavorare in sicurezza chiedendo la consulenza de virologo Burioni. Pirelli, che riaprirà gli stabilimenti italiani lunedì, ha realizzato un piano per la tutela dei dipendenti con il dipartimento Sacco dell’Università di Milano, diretto da Massimo Galli. L’urgenza di avere un modello per garantire chi lavora e i clienti è un bisogno vitale anche per le singole categorie e attività.
Le concessionarie di auto, per dire, che apriranno il 4 maggio, non hanno ricevuto indicazioni precise. Così si sono attrezzate: si è deciso di sanificare le auto, ferme da quasi due mesi, di invitare i clienti a prendere appuntamento o meglio ancora di prenotare la prova della vettura a domicilio. Idem gli agenti immobiliari, con l’aggravante che hanno proposto (inascoltati) di poter registrare online i contratti di compravendita. Idea semplice, che ne dice il governo? Risposta non c’è.
