Legami con la ‘ndrangheta, verso il processo: 33 gli imputati (NOMI)
Sta per approdare in aula uno dei procedimenti più delicati e complessi degli ultimi anni, che ha scoperchiato una fitta rete criminale radicata nel Bresciano ma con ramificazioni ben più ampie. A dieci mesi dall'operazione interforze che ha portato a 33 misure cautelari — 29 gli arresti eseguiti, tra carcere e domiciliari — la Procura ha concluso le indagini: ora si attende il processo.
L'inchiesta, coordinata dai pm Francesco Carlo Milanesi e Teodoro Catananti, ha messo in luce quello che gli investigatori hanno definito un “para-Stato”, una struttura parallela alla legalità a cui imprenditori, politici locali e piccoli criminali si sarebbero rivolti per ottenere protezione, denaro, e facilitazioni fiscali illecite. In cambio, secondo gli inquirenti, appoggiavano o alimentavano un'organizzazione criminale riconducibile alla ’ndrangheta.
Tra le accuse principali: estorsioni, usura, spaccio di droga, traffico d’armi, riciclaggio e frodi fiscali, con l’emissione di false fatture per un valore stimato di 12 milioni di euro. Sequestrati nel corso delle indagini beni per oltre 1,8 milioni.
Ma a far discutere è anche la presenza tra gli indagati di figure insospettabili, come suor Anna Donelli. Cinquantottenne, originaria del Cremonese ma attiva a Milano, la religiosa è nota per il suo impegno come volontaria nelle carceri di San Vittore e Canton Mombello. Secondo la Procura, però, avrebbe avuto un ruolo chiave nel mantenere attivi i collegamenti tra i vertici del clan — in particolare la famiglia Tripodi, considerata al vertice del sodalizio mafioso — e gli affiliati detenuti.
Suor Donelli è accusata di concorso esterno in associazione mafiosa: avrebbe veicolato messaggi tra carcere e clan, contribuendo a mantenere attive le strategie del gruppo. La sua difesa parla però di un totale fraintendimento del suo operato, sostenendo che si sia trattato solo di “messaggi umanitari” e che la suora sia stata vittima di millanterie da parte di detenuti che avrebbero sfruttato la sua buona fede. La Cassazione dovrà esprimersi a ottobre su un nuovo ricorso presentato dalla Procura dopo due annullamenti delle misure cautelari da parte del Riesame.
Nel fascicolo d’indagine figurano anche altri nomi di rilievo, come l’ex consigliere comunale di Brescia Giovanni Acri (FdI), medico, accusato di aver garantito assistenza sanitaria ai membri dell'organizzazione, anche durante la latitanza. E Mauro Galeazzi, candidato sindaco di Castel Mella nel 2021, accusato di aver cercato voti dalla cosca promettendo in cambio appalti e inserimenti in settori pubblici.
Tutto avrebbe avuto origine da un carrozziere di Castel Mella, titolare di un’officina usata — secondo gli investigatori — per modificare veicoli destinati al trasporto di droga, alterare targhe, e nascondere armi.
Il quadro delineato dall’indagine parla di una struttura criminale ben radicata, in grado di condizionare economia, amministrazioni locali e relazioni sociali. Ora, la parola passa ai giudici.
