Si chiama Tonino Tripodi, ha 28 anni e da sei anni vive a Bergamo nella città che più di tutte in Italia sta subendo l'emergenza sanitaria da coronavirus. Cresciuto a Favelloni, frazione del comune di Cessaniti nel Vibonese, vive a Bergamo centro insieme alla ragazza Giulia Nicolino, anch'ella cresciuta in provincia di Vibo a Sciconi, frazione del comune di Briatico.

Tonino è uno di quei "cervelli" accolto da un'idea di sviluppo del Nord. Lì, con intraprendenza e competenza, ha messo a nudo tutte le proprie capacità e oggi si occupa di tecnologia e soluzioni Salesforce, azienda leader al mondo per applicazioni e servizi B2B in ambito cloud.

Quella del giovane Tonino è una testimonianza toccante che egli stesso, a "La Gazzetta del Sud" lo definisce come "il diario dal fronte".

"Niente flash mob dai balconi, qui a Bergamo. Non si è affacciato e non si affaccerà nessuno. In un attimo – evidenzia il giovane “cervello vibonese - si passa da lunedì a venerdì, ma i giorni sono tutti uguali, monotoni, silenziosi. A scandire lo scorrere del tempo impazzano e si alternano suoni di sirene lontane, che poi si avvicinano, e poi tornano lontane; oppure quello di campane immobili, che suonano a lutto. Continuamente".

La vita in una città travolta dal virus. "Ultimamente ricevo messaggi di amici e conoscenti che dalla Calabria mi chiedono come stiamo. Le immagini forti degli ultimi giorni hanno scosso un po’ gli animi di tutti, immagini che raccontano il dramma di una città che ormai non ha più né lo spazio né il tempo per cremare le salme allo stesso ritmo dei decessi. Io sono fortunato – racconta Tonino - perchè il mio lavoro può continuare, mi bastano un pc e una connessione ad internet. Ma il pensiero è sempre rivolto alla città, che ormai sento mia. Ritorneremo un giorno a passeggiare nella città alta, ma resteranno, di questo incubo, segni indelebili. “Mola mia”, Bergamo. E’ per te!"