Quasi 400 chili di cocaina sequestrati a Genova, arrestati tre affiliati alla 'ndrangheta. Business da 100 milioni di euro
Quasi quattrocento chili di cocaina purissima, oltre un milione di euro in contanti e l’arresto di tre italiani affiliati alle cosche della ‘ndrangheta. Uno di loro sarebbe affiliato alla cosca Alvaro di Sinopoli. E’ il bilancio dell’operazione "Buon vento genovese", condotta dalla guardia di finanza e coordinata dalla direzione antimafia della Procura. Gli arrestati sono accusati di traffico internazionale di droga con le aggravanti di mafia, ingenti quantità di stupefacente e transnazionalità.
Il ruolo degli Alvaro. Il valore della droga sequestrata è pari a 100 milioni di euro. Si tratta di 368 chili di cocaina purissima sequestrata nel porto di Genova nel corso di un'operazione partita nella primavera scorsa. Tra gli arrestati - a dimostrazione ancora una volta del ruolo ricoperto dalla ‘ndrangheta calabrese nel fruttuoso traffico internazionale - c'è Antonio Alvaro, 39enne ritenuto affiliato all’omonima cosca di ‘ndrangheta di Sinopoli, nel Reggino. Per gli inquirenti sarebbe lui l’organizzatore e finanziatore dei carichi di cocaina.
Alvaro - spiegano gli investigatori - vanterebbe “un excursus criminale di assoluto rilievo”: in particolare, a suo carico risultano condanne, fin dall’età adolescenziale, per rapina, furto, danneggiamento, tentato omicidio, detenzione illegale di armi e munizioni, falsa dichiarazione sulla identità propria, associazione per traffico di stupefacenti, ricettazione, estorsione (anche attraverso atti intimidatori e dinamitardi), crollo di costruzioni. Arrestato ad Ancona nel 2003 e condannato nel 2006, dopo un periodo di detenzione era stato scarcerato soltanto nel 2017. Il 39enne è il minore di cinque fratelli, tutti considerati appartenenti alla storica cosca del mandamento tirrenico e pluripregiudicati per associazione per traffico di stupefacenti.
Localizzato in Colombia. Le indagini - coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova ed eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del capoluogo ligure - sono partite nella primavera del 2019, quando Alvaro fu localizzato in Colombia, mentre contrattava l’acquisto di un ingente carico di cocaina con gli esponenti dei cartelli del sudamericani. Avviata la cooperazione con le autorità spagnole e francesi, sotto l’egida di Eurojust; con quelle colombiane e con la Dea la Cbp (la Customs and Border Protection) statunitensi, si è arrivati così a monitorare le fasi dell'acquisto e dell'arrivo del carico in Italia, e nei giorni scorsi, al sequestro nel porto genovese, appunto, dei 368 kg di polvere bianca. Nello stesso contesto sono stati catturati e arrestati oltre che Alvaro (che aveva con se dei documenti falsi) anche gli altri due: Rodolfo Militano, 29enne incensurato che si ritiene avesse il compito di ritirare i 340 panetti; e Filippo Ierinò, 51enne anch’egli uomo di fiducia e incaricato della consegna di 150 mila euro come anticipo delle spese per la spedizione della cocaina dalla Colombia.
Il contabile latitante. Inoltre, sarebbe stato identificato e denunciato all’autorità giudiziaria un quarto uomo, Domenico Romeo, 39 anni, ritenuto coinvolto a pieno titolo nel tentativo di importazione della cocaina. Anch’egli considerato affiliato al clan Alvaro è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dai Gip del Tribunale di Genova e risulta allo stato latitante e ricercato. Per i militari sarebbe il “contabile” della ‘ndrina.
