Il collaboratore di giustizia parla agli uomini dell'antimafia di Reggio Calabria: Luppino con la sua coop aveva occupato i terreni confiscati alla cosca

Domenico Luppino era un «rompiscatole» per il clan Alvaro. Aveva firmato la sua condanna a morte quando aveva osato occupare i terreni confiscati con la sua cooperativa. Dell’idea di uccidere l’ex sindaco di Sinopoli e attuale testimone di giustizia è Simone Canale, giovane di Biella entrato nella cosca Alvaro e diventato uomo di fiducia di Antonino Penna. Nel 2015, però Canale inizia a collaborare con la giustizia e parla dei membri del clan, delle loro malefatte e degli affari dei “signori dell’Aspromonte” in giro per l’Italia. Intanto, però, Luppino è stato oggetto negli ultimi 20 anni di una serie interminabile di atti intimidatori.

Carte nel processo «Luppino Domenico – ha dichiarato Canale ai magistrati della Dda nel 2015 – veniva ritenuto dagli Alvaro, ramo “russi-mattunari” (che comprende i “pallunari”, i “merli” e i “pecchia”) un “rompiscatole” perché occupava con la cooperativa i terreni confiscati o prossimi alla confisca degli Alvaro». Luppino alla fine dello scorso anno ha testimoniato davanti al Tribunale di Palmi contro Antonio e Nicola Alvaro e Natale Cutrì. I tre sinopolesi sono accusati di associazione mafiosa e estorsione aggravata dalle modalità mafiose.

L'individuazione del sicario «Penna – ha aggiunto Canale – chiamava i fondi “i livari”. In detti terreni ritengo ci siano cose illecite, tipo armi». Canale indica quando gli fu fatto presente che avrebbe dovuto uccidere Domenico Luppino. «Durante un colloquio – ha detto a questo riguardo – con il fratello di (omissis) fu decisa la morte di Luppino Domenico. Penna Antonino disse “io ho l’uomo giusto” e alludeva a me. Questo fatto è avvenuto nell’aprile 2014. Ribadisco che avrei dovuto uccidere al posto di Micu u merlu ovvero Michele Alvaro, braccio destro di Corica Rocco…Faccio presente che io non conosco Luppino Domenico e quindi l’organizzazione del suo assassinio avrebbe richiesto il supporto di altri sodali che mi avrebbero portato sul luogo deliberato come teatro dell’azione criminosa».