Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Bologna, in collaborazione con il Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e altre forze investigative nazionali ed europee, hanno portato alla luce un vasto giro di finanziamenti illeciti provenienti da soggetti legati a organizzazioni criminali di stampo camorristico e 'ndranghetista. Questi fondi, spesso elargiti in contanti o attraverso operazioni finanziarie tracciabili ma camuffate da transazioni legittime, venivano utilizzati per l’acquisizione di società, immobili e beni di lusso, tra cui auto di pregio.

A seguito delle complesse indagini, è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 16 persone, tra cui un imprenditore calabrese residente a Bologna e un soggetto campano ritenuto vicino alla camorra. Entrambi sono accusati di una serie di reati, alcuni dei quali aggravati dal metodo mafioso, tra cui riciclaggio, estorsione, usura e malversazione di fondi pubblici.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Flavio Lazzarini della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, ha ricostruito come l’imprenditore calabrese avesse beneficiato nel tempo di finanziamenti "anomali" da parte di soggetti pluripregiudicati, utilizzati per l'acquisto di società. Il denaro veniva ripulito grazie all'emissione di fatture false e al coinvolgimento di imprenditori locali. Inoltre, è emersa una sproporzione tra i beni posseduti dall'imprenditore e le sue dichiarazioni di reddito, portando alla confisca di beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro, tra cui società nel settore della ristorazione e dell’intrattenimento a Bologna.

L'operazione è stata eseguita nelle province di Bologna, Padova, Mantova, Latina, Napoli e Crotone, con perquisizioni estese anche in Germania, e ha visto il coinvolgimento di Eurojust e dell'Interpol.