E' morto questa mattina in carcere Antonio Altamura, 79 anni, capo indiscusso del “locale” di ‘ndrangheta di Ariola di Gerocarne, ritenuto tale dalla sentenza “Luce nei boschi”, e in grado di dialogare sia con i più blasonati boss di Rosarno (Domenico Oppedisano su tutti), sia con quelli di San Luca. Al suo fianco, senza mai metterne in discussione il ruolo, avrebbero alternativamente operato, quale braccio-armato della locale, prima il clan dei Loielo e poi quello degli Emanuele.

Altamura si è spento all'interno della casa circondariale di Parma, dove era recluso in seguito alle condanna a 16 anni di reclusione rimediata in via definitiva nel processo nato dall’operazione della Dda di Catanzaro denominata “Luce nei boschi”.

Lo stesso era stato condannato a 4 anni e 6 mesi per associazione mafiosa nel processo scaturito dall'operazione "Crimine". E’ stato ritenuto vicino a Domenico Oppedisano di Rosarno, “capo crimine” e per un certo lasso temporale “custode delle regole” dell’intera organizzazione criminale calabrese. Grazie all’intervento del boss Giuseppe Pelle di San Luca e poi di Oppedisano, ad Altamura, nell'operazione della Dda di Reggio Calabria, veniva contestato di aver ricevuto il grado della “Santa”.