Vibo, inaugurata la sede dell'Udc. Cesa e Bruni: "Una città nel degrado"
Una forza che ridia respiro e spazio ai moderati. Un partito capace di rappresentare chi non ama i populismi e le facili promesse. L'Udc ripropone la propria identità perfettamente democristiana e lo fa quasi con nostalgia, richiamando la terza repubblica, poco dopo l'avvio di quella che per varie ragioni potrebbe essere definita la terza repubblica.
E' stato Lorenzo Cesa ad inaugurare la sede dello scudocrociato ieri mattina in viale Affaccio. E lo ha fatto accanto a decine di militanti e classe dirigente con il chiaro intento di rilanciare una sfida che, forse, non è ancora del tutto superata. L'occasione è servita anche per presentare i nuovi responsabili di sezione dell'Udc in tutti i comuni della provincia. “Perchè si può ripartire – ha rammentato l'ex consigliere regionale e presidente della Provincia Ottavio Bruni – soltanto piantando una bandierina in ogni Comune”.
La prospettiva è chiara. “Preparare una squadra competitiva in vista delle prossime elezioni regionali ed europee, oltre che delle Amministrative”. D'altronde, l'Unione di Centro è una forza che dimostra di poter dire la propria quando si vota esprimendo la preferenza sul nome del candidato. “Non si capisce – ha tuonato Lorenzo Cesa – perchè soltanto alle elezioni politiche debbano essere in pochi, chiusi in una stanza a decidere per tutti gli altri”. Ad ogni modo, i centristi hanno tenuto a rivendicare il proprio ruolo nel centrodestra, senza mai annullare l'identità che li ha contraddistinti nel tempo. “Se ancora non fosse chiaro – ha detto il sindaco di Capistrano e coordinatore nazionale dei giovani Marco Martino – noi non siamo la ruota di scorta di nessuno, tantomeno di partiti che non hanno né la storia né gli uomini per governare. Le trattative, a cominciare da quelle per le prossime elezioni provinciali, si fanno di comune accordo. E' bene che si capisca anzitutto questo”.
Radicamento è stata la parola chiave, “superando anche il linguaggio dei social per tornare al contatto umano vero e proprio – ha rimarcato Lorenzo Cesa” rivolgendosi pure a Luigi Fedele, seduto in prima fila. E la sede non può che rappresentare un punto di partenza. “Un luogo di proposte – ha ricordato l'ex presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico – per capire come costruire l'alternativa ad un governo di populisti che in un mese hanno prodotto un solo decreto e per di più sbagliato”. Una sede “che è destinata all'ascolto delle istanze di tutti – ha rilevato Nico Console - punto di riferimento per tutti i moderati delusi, dispersi in altri partiti, aperta al confronto di tutte le forze politiche presenti in città senza preclusioni ideologiche”. A proposito della città capoluogo, il giudizio è stato unanime. Il più diretto è stato proprio Lorenzo Cesa: “Ho visto una città nel degrado, il sindaco si dia da fare, inizi a parlare con la gente, altrimenti è meglio lasciar perdere”. Poche parole che suonano come una condanna dell'amministrazione Costa. “Anche noi - ha rimarcato Bruni - abbiamo le nostre responsabilità rispetto a quel progetto, ma oggi siamo senza parole dinanzi alla disamministrazione della città capoluogo”.
