La Dda scoperchia sistema allarmante: dal carcere faceva bonifici e concedeva prestiti (NOME e FOTO)
Detenuto per tentato omicidio, manteneva relazioni con i detenuti nel penitenziario, utilizzava lo smartphone per gestire denaro e scorrazzare sui social e consultare Chatgpt
Le mura dei penitenziari dovevano essere un confine invalicabile, ma per Luca Occhiuzzi, 37enne di Cetraro, si erano trasformate in una postazione di smart-working criminale. L'ultima inchiesta della Dda scoperchia un sistema allarmante: nonostante una condanna a sedici anni per tentato omicidio, il detenuto avrebbe mantenuto il controllo del territorio e dei flussi finanziari attraverso l'uso di cellulari introdotti illegalmente nelle carceri di Santa Maria Capua Vetere e Paola.

Non si trattava di semplici telefonate di cortesia. Secondo gli inquirenti, Occhiuzzi aveva messo in piedi una vera e propria rete di telecomunicazioni capace di collegare istituti penitenziari diversi. Il filo diretto con un altro detenuto nel carcere cosentino di Paola serviva a scambiare informazioni sensibili, aggiornamenti sulle gerarchie criminali e direttive strategiche.
L'inchiesta descrive un sistema capillare: l'uso di app di messaggistica per sfuggire ai controlli ordinari della Polizia Penitenziaria, la creazione di un asse operativo tra detenuti ristretti in strutture distanti tra loro e la capacità di influenzare dinamiche esterne senza mai lasciare la cella.
Il dettaglio più inquietante emerso dalle indagini riguarda però la gestione dei capitali. Lo smartphone nelle mani di Occhiuzzi non era solo un mezzo di comunicazione, ma un vero e proprio terminale finanziario.
Dalle verifiche della Dda è emerso che il 37enne effettuava bonifici in tempo reale, spostava somme di denaro e concedeva prestiti ad altri detenuti. Un sistema di "welfare criminale" interno che permetteva di consolidare il prestigio del boss e creare vincoli di gratitudine e debito tra la popolazione carceraria. Questo "home banking" abusivo rappresenta una sfida senza precedenti per la sicurezza degli istituti, dimostrando come la tecnologia possa annullare l'effetto isolante della detenzione.
