Monitoraggio aree potenzialmente inquinate, il Comitato pro Serre chiede informazioni "pubbliche"
In seguito alla presentazione del progetto per il Monitoraggio ed Individuazione delle Aree Potenzialmente Inquinate (MIAPI) nelle Regioni Obiettivo Convergenza, grazie al quale sono state avviate attività di indagine sui siti potenzialmente inquinati e tra questi anche nelle Serre Calabresi, in quanto possibile zona di crimini ambientali, il Comitato civivo Pro Serre, di cui Salvatore Albanese è il presidente, chiede a ministero, Arpacal, Procura, Regione e Comuni interessati, di sapere "con urgenza se dalle indagini effettuate nell’area delle Serre, nell’ambito del progetto, siano emerse anomalie geofisiche o di altro genere, la natura delle eventuali anomalie riscontrate, la localizzazione e la perimetrazione delle relative aree. La richiesta viene avanzata nella consapevolezza dell’attuale secretazione di questi atti, ma nella speranza che possa in questo caso prevalere il diritto all’informazione e quindi alla vita della popolazione costretta ad abitare in territori definiti ad elevata mortalità, e che si possa almeno mettere in atto ogni utile accorgimento o precauzione per la sopravvivenza delle popolazioni interessate".
I motivi. "La zona delle Serre - fa sapere il comitato -, come tanti territori della Calabria, è una zona ad alto rischio sia per quanto riguarda la sicurezza sociale, che per quella ambientale". "E' il progetto - fanno sapere dal Comitato -, che rappresenta la speranza di avere una risposta alle tante domande sull’eventuale inquinamento del territorio e sull’eventuale collegamento con la preoccupante mortalità riscontrata da anni nella zona, soprattutto per tumori, e che ha portato il Comitato ad inoltrare formale richiesta di indagine epidemiologica al Centro di Epidemiologia Regionale Ambientale dell’Arpacal per la quale si è ancora in attesa dei dati".
I dati. "Il sospetto di elevata mortalità viene nel frattempo confermato dall’Istituto Superiore di Sanità che, nel Rapporto Istisan 16/09 pubblicato nel maggio 2016, con lo “Studio epidemiologico dei siti contaminati della Calabria: obiettivi, metodologia, fattibilità” dedica un capitolo al “Caso studio delle Serre Calabresi”, analizzandone il territorio e la mortalità, affrontando anche il “caso Alaco” e il presunto interramento di rifiuti tossico-radioattivi nei comuni citati negli atti desecretati e concentrando, pertanto, l’analisi della mortalità proprio su Serra San Bruno, Mongiana e Fabrizia dal 1980 al 2012. Pur premettendo- continuano - che «la definizione dell’area delle Serre potenzialmente contaminata è resa difficoltosa dalla natura stessa della contaminazione (smaltimento illegale di rifiuti pericolosi) che non consente di definire con precisione gli ambiti territoriali interessati e le tipologie di contaminanti», lo studio registra «un eccesso significativo, rispetto alla popolazione della Regione Calabria, per tutte le cause di morte e per tutti i tumori» e conclude che «nell’area in esame appare ben documentata una sovra mortalità, rispetto alla Regione Calabria alla quale concorrono in modo particolare i tumori totali (e specialmente quelli gastrici), le cardiopatie, il diabete e alcune patologie neurodegenerative, respiratorie e digerenti»". Ragioni per le quali il comitato chiede che si faccia chiarezza.
