"Le vessazioni sono cominciate trent'anni fa e ancora continuano, per questo è stata rafforzata la vigilanza delle forze dell'ordine compreso l'esercito. Vivere ancora sotto questa pressione le assicuro che non è vita, anche se combattiamo". A parlare ai microfoni di "Buongiorno Regione" su Rai3 è Sara Scarpulla, madre di Matteo Vinci, il giovane biologo ucciso con un'autobomba a Limbadi il 9 aprile del 2018. Recentemente la Dda di Catanzaro ha chiesto l'ergastolo (ne abbiamo parlato QUI) per i due presunti esecutori dell'omicidio. Secondo gli inquirenti avrebbero avuto un debito di droga di 7mila euro con il clan Mancuso e, per ripagarlo, avrebbero piazzato l'autobomba.

Un particolare, questo, che lascia "sgomenta" Scarpulla, che però ci tiene a ringraziare i pm: "Chi ha lavorato come pubblico ministero è entrato a pieno nella vicenda della famiglia Vinci e Scarpulla, ci ha messo il cuore. Però non so come andrà a finire in Cassazione. Fino a quel momento sono ancora così, non fiduciosa".

Il suo collegamento con gli studi Rai si conclude con un pensiero per i giovani: "Quando capiscono che gli viene offerto anche solo un caffè per comprare la loro vita devono immediatamente allontanarsi, rifiutare quel caffè, perchè sarà la firma della loro condanna a morte. Queste persone devono essere allontanate dalla loro vita".