L'ANALISI | Vibo e quel partito che vota scheda bianca contro le imposizioni dall'alto
I numeri relativi al tesseramento non erano così incoraggianti. Se a questo si aggiunge che ben 200 sottoscrizioni per ragioni di...normativa sono state depennate dal partito, più che altro per un discorso di regolamento di conti interno, è ancora più evidente la scarsa consistenza del Partito democratico in provincia di Vibo Valentia. Nella giornata di ieri, infatti, si è tenuto il congresso provinciale. Ed a votare sono andate appena 576 persone sulle 919 che ne avevano diritto. Qualche anno addietro, 500 dem votavano soltanto nella città capoluogo e nelle sue frazioni. Ma questa è un'altra storia, che si affronterà al momento opportuno, quello dei corsi e ricorsi storici.
Piuttosto, il dato che il congresso provinciale consegna all'elettore, è deprimente per usare un eufemismo. Infatti, il nuovo segretario di federazione, il giovane Giovanni Di Bartolo, appare oggi come una sorta di "Visconte dimezzato", nel senso che sarà impresa ardua per lui capire dove si trovi e a quali peones corrisponda l'area del Partito democratico che lo ha sostenuto. Infatti, nel corso del summit di Lamezia Terme, quello a cui parteciparono tutti i maggiorenti dem in seno alla provincia di Vibo, era venuta fuori una candidatura unitaria, osteggiata solo da una sparuta minoranza.
La prospettiva sembrava quella di una facile cavalcata di Di Bartolo verso la vittoria, tanto più dopo che l'unico suo contendente, il sindaco di Maierato Sergio Rizzo aveva deciso di fare un passo indietro. Invece, alla prova dei fatti, nella giornata di ieri si sono recate alle urne appena 576 persone, con soli 488 voti validi. Ma soprattutto ha impressionato il numero di schede bianche, 74 su 129 votanti, nella città capoluogo, oltre che i pochissimi elettori recatisi ai seggi nei vari comuni delle Preserre e non solo. Di Bartolo, in sostanza, è stato votato soprattutto in quei centri che, in un primo momento, erano stati ritenuti nelle mani di Luigi Tassone, l'ex consigliere regionale che ha dovuto rinunciare in extremis alla propria candidatura. Insomma, paradosso dei paradossi, senza il sostegno dell'uomo che avrebbe dovuto osteggiarlo, il giovane segretario si sarebbe ritrovato con una messe di voti ulteriormente inferiore.
E una domanda sorge spontanea: quale è stato il perso politico dei suoi sostenitori nel capoluogo? E' mai possibile che tutto il gotha del Pd a Vibo è in grado di far votare Di Bartolo appena 55 persone? O forse le candidature imposte dall'alto, con la democrazia di grazianiana memoria, non sono esattamente quello che vuole la base? E ancora: come motiveranno questo fallimento i rappresentanti dem in seno alle istituzioni cittadine, provinciali e regionali? Sono tutti interrogativi che attendono una risposta in quella Vibo dove i democrat stanno cercando di preparare i prossimi appuntamenti elettorali. A proposito, chi menerà le danze in vista delle amministrative che potrebbero arrivare -data la situazione finanziaria disastrosa dell'Ente -anche prima del previsto?
Questa tornata elettorale ha detto che, al momento, l'area che tra gli iscritti in città ha dimostrato di avere un certo peso è quella che fa riferimento ad Enzo Romeo e Francesco Colelli che, nell'elezione del circolo cittadino, sono usciti nettamente meglio rispetto alla debacle sul fronte provinciale. Ma per costruire un fronte credibile bisognerà uscire fuori dalle stanze dem e costruire un centrosinistra allargato alla società civile. Operazione nella quale l'ex presidente della Provincia avrà un ruolo di primissimo piano, con buona pace di quella vecchia nomenclatura che gli iscritti non hanno inteso seguire. (a.f.)
