'Ndrangheta e narcotraffico, 51 condanne e pene pesantissime (NOMI e DETTAGLI)
Il gup ha definito il giudizio con rito abbreviato davanti alla Dda. Disposte anche assoluzioni e un proscioglimento per prescrizione
Si chiude con un pesante bilancio di condanne il processo di primo grado celebrato con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Recovery”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e relativa alla presunta struttura criminale indicata dagli investigatori come la cosiddetta cosca degli “italiani” operante nel Cosentino.
Il gup del Tribunale di Catanzaro Marinela Sculco ha emesso la sentenza infliggendo 51 condanne, oltre ad alcune assoluzioni e proscioglimenti. Al centro del procedimento la ricostruzione accusatoria secondo cui il gruppo sarebbe stato guidato da Francesco Patitucci, indicato dalla Dda come figura apicale del sodalizio.
Le condanne principali
La pena più alta è stata inflitta proprio a Francesco Patitucci, condannato a 26 anni di reclusione, con il riconoscimento della continuazione rispetto alla precedente sentenza “Reset”.
Condanne a 20 anni sono state disposte per:
- Carlo Bruno
- Michele Di Puppo
- Antonio Illuminato (in continuazione con “Reset”)
- Marco Lucanto
- Filippo Meduri
- Mario Renato Piromallo
- Roberto Porcaro (in continuazione con “Reset”)
- Michele Rende
A 19 anni, 7 mesi e 19 giorni è stato condannato Gianfranco Sganga.
Pene elevate anche per:
- Marco D’Alessandro: 18 anni, 2 mesi e 20 giorni
- Danilo Turboli: 18 anni, 5 mesi e 10 giorni
Le altre condanne
Il giudice ha disposto inoltre:
- Manuel Esposito: 12 anni, 11 mesi e 10 giorni
- Alessandro Meduri: 11 anni, 8 mesi e 20 giorni
- Andrea D’Elia: 11 anni e 8 mesi
- Pamela D’Ambrosio: 11 anni e 20 giorni
- Massimiliano Lo Polito: 11 anni
- Pierangelo Meduri e Salvatore Pati: 10 anni e 8 mesi
- Vincenzo Caputo: 9 anni, 6 mesi e 20 giorni
- Francesco Costantino De Luca e Simone Ferrise: 9 anni, 4 mesi e 10 giorni
- Ivan Montualdista: 9 anni e 4 mesi
- Alberto Turboli: 9 anni, 4 mesi e 20 giorni
- Antonio Bevilacqua: 8 anni, 10 mesi e 20 giorni
- Paolo Elia: 7 anni e 6 mesi
- Nadia Lo Polito: 7 anni, 2 mesi e 20 giorni
- Armando De Vuono e Francesco Strangio: 7 anni, 1 mese e 10 giorni
- Salvatore La Cava: 6 anni e 6 mesi
- Franco Scorza: 6 anni e 7 mesi
- Francesco Greco, collaboratore di giustizia: 5 anni, 6 mesi e 20 giorni
- Cesare Quarta: 5 anni e 3 mesi
- Christian Pati: 5 anni e 2 mesi
- Cosimo Abbruzzese: 5 anni e 20 giorni
- Francesco La Cava: 4 anni e 6 mesi
- Stefano Casole: 4 anni, 5 mesi e 10 giorni
- Augusto Cardamone: 4 anni, 1 mese e 10 giorni
- Gaetano Bartone: 4 anni
- Alessandro Mazzei: 3 anni
- Mattia Namik Sposato e Luca Trotta: 2 anni e 8 mesi
- Agnese Crocco e Manuel Prezioso: 2 anni e 2 mesi
- Domenico Chimenti: 2 anni e 20 giorni
- Giuseppe Provenzano: 1 anno e 13 giorni
- Dimitri Bruno, Simone De Marco e Luigi Antonio Garofalo: 8 mesi
- Pietro De Mari: 9 mesi
- Antonio Sirangelo: 4 mesi
Assoluzioni e prescrizione
Il procedimento si è concluso con assoluzione o proscioglimento per:
- Alessandro Morrone
- Carmelo Silano
- Giuseppe Bartolomeo
- Filippo Occhiuzzo
- Antonio Capitano
- Vanessa De Vuono
- Daniela Monaco
- Francesco Grupillo
- Michele Gedeone
- Francesco Gentile
- Claudio Giannini
- Danilo Forte
- Pasquale Germano
- Aurelio Pittino
- Leonardo Bevilacqua
- Giuseppe Trimboli
- Giuseppe Morrone
- Rolando Liguori
- Emanuele Apuzzo
- Umberto Cacozza
- Luigia Capitano
- Luigi Ricca
Per Francesco Meduri è stata invece dichiarata la prescrizione a seguito del decesso dell’imputato.
L’accusa della Dda: droga e controllo del territorio
Secondo l’impostazione accusatoria della Procura antimafia, l’inchiesta “Recovery” avrebbe fatto luce su una presunta organizzazione dedita al traffico di droga attiva tra Cosenza, Rende, l’area urbana, la Media Valle del Crati, Cetraro e la Valle dell’Esaro.
Gli investigatori avevano ricostruito una struttura con al vertice, secondo l’accusa, Patitucci, affiancato da altri soggetti ritenuti figure di riferimento della criminalità cosentina, tra cui Antonio Illuminato, Michele Rende, Roberto Porcaro e Gianfranco Sganga.
Nel procedimento erano coinvolti anche esponenti indicati dalla Dda come collegati al clan Lanzino-Patitucci e al traffico di stupefacenti, tra cui Michele Di Puppo e Mario Renato Piromallo, oltre a Francesco Strangio, indicato dagli inquirenti come presunto broker della droga proveniente dal Reggino. La sentenza emessa dal gup rappresenta il primo grado di giudizio e potrà essere impugnata dalle parti.
