Un sistema mafioso «a tre teste», un «consorzio lombardo» tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra per «aumentare i profitti illeciti» specializzandosi nel narcotraffico, riciclaggio, false fatture, una collaborazione per spartirsi anche «contributi statali, come l'«ecobonus 100%». L'indagine «Hydra» ha portato alla luce un'ipotetica alleanza tra le mafie storiche tra le province di Milano e Varese e martedì, nell'aula bunker accanto al carcere di Opera, si tiene la prima udienza preliminare del maxi processo con 143 imputati. Un'indagine condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.

A fine 2023 il gip Tommaso Perna aveva rigettato 142 richieste di misura cautelare su 153 e autorizzato solo undici arresti. Il Tribunale del Riesame lo scorso ottobre ha invece accolto il ricorso della Procura di Milano e il giudice dell'udienza preliminare, Emanuele Mancini, sarà chiamato a decidere sull'ammissione al processo di tutti gli imputati per i quali i pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, con il procuratore capo di Milano Marcello Viola, hanno chiesto il rinvio a giudizio. Cerreti e Viola nei mesi scorsi hanno ricevuti pesanti minacce di morte, sarebbero collegate all'inchiesta «Hydra», erano già sotto scorta ma sono state rafforzate le misure di tutela. Dopo quelle intimidazioni - scrive Il Giornale - il sindaco Beppe Sala ha invitato il capo della Procura e la pm della Dda a intervenire prima nell'aula del Consiglio comunale e poi della Città Metropolitana, per esprimere solidarietà e alzare l'attenzione sul fenomeno: «Chi sta in prima linea ci avverte che mafia, 'ndrangheta e camorra cominciamo a manifestare la capacità di stare insieme ed è pericolosissimo - aveva avvertito il sindaco -. In passato non era così. La mafia cambia in continuazione e abbiamo visto crescere ultimamente questo fenomeno che può essere molto pericoloso, perché se uniscono le forze possono diventare un nemico ancora più importante». Una mafia, aveva aggiunto Viola, «che si è fatta impresa, si infiltra in settori più svariati, gestisce traffici internazionali su vasta scala soprattutto di stupefacenti. Non opera con mezzi violenti ma offre sul libero mercato beni e servizi e si è specializzata in riciclaggio con metodi così raffinati da essere difficilmente ricostruibili».



Il gup di Milano Emanuele Mancini ha fissato nei giorni scorsi tredici «regole generali» per gestire il maxi processo, dagli orari di ingresso in aula (tra le 8 e le 9) a 35 interventi delle difese previsti per ogni udienza alle interlocuzioni in videoconferenza tra avvocati e imputati. I legali devono valutare anche «l'effettiva rilevanza della partecipazione di propri collaboratori». Contro il rischio di «overbooking».