Dopo gli scontri e le recenti polemiche, la riflessione che diventa un invito affinché "la pace ritorni tra le colline di Paravati con un abbraccio davanti alla grotta di Gesù Bambino"

di Vincenzo Varone

La pace ritorni, finalmente, tra le colline e gli uliveti di Paravati. Senza “se” e senza “ma”. Senza mezze misure. Senza rancori. Senza lasciare che il tempo prezioso dei giorni scivoli nel chiacchiericcio di questi giorni infelici, nelle questioni di principio che lasciano il tempo che trovano e nelle lunghe notti pensose di questa stagione segnata da fin troppe polemiche fitte e dolorose. Prevalga, al di là di quello che è stato e di quello che è stato detto e scritto a più riprese negli ultimi mesi, la saggezza degli uomini e il pensiero illuminato.

Si dia linfa e vigore in questi giorni di festa che invitano alla letizia e all’incontro - con una stretta di mano, o meglio ancora con un abbraccio caloroso davanti alla grotta di Gesù Bambino e alla sacra immagine del “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”- al buon senso e alla luce di Betlemme, seguendo lo spirito amorevole di Natuzza Evolo, la sua umiltà e la sua semplicità di missionaria della buona parola. Uno stile di vita racchiuso nel suo testamento spirituale in cui troviamo scritto: “In questi anni ho appreso che le cose più importanti e gradite al Signore sono l’umiltà e la carità, l’amore per gli altri e la loro accoglienza, la pazienza, l’accettazione e l’offerta gioiosa al Signore di quello che mi ha sempre chiesto, per amore Suo e delle anime, l’ubbidienza alla Chiesa”. Ed ancora: “Ho avuto sempre fiducia nel Signore e nella Madonna, da loro ho ricevuto la forza di dare un sorriso o una parola di conforto a chi soffre, a chi è venuto a trovarmi e a posare il proprio fardello, che ho presentato sempre alla Madonna, che dispensa grazie a tutti quelli che hanno bisogno. Ho imparato anche che è necessario pregare, con semplicità, umiltà e carità, presentando a Dio le necessità di tutti, vivi e morti”.