Il presidente della Commissione regionale contro la 'ndrangheta: "Servono strumenti che vincolino politica e burocrazia e tengano ai margini la criminalità"

"Lo scioglimento di cinque Comuni calabresi determinato dalle relazioni delle Commissioni d'accesso ministeriali spalanca le porte ad una non più rinviabile riflessione politica. Riflessione che è obbligatorio e, ripeto, non più rinviabile in consiglio regionale, dove la questione legalità non è stata ancora discussa. Non che siano mancante le occasioni e gli spunti, sia chiaro: negli ultimi anni in Calabria è successo praticamente di tutto". È quanto dichiara Arturo Bova, presidente della Commissione regionale contro la 'ndrangheta in Calabria.

"Da guida politica della regione – prosegue Bova –, questo consiglio regionale ha il dovere, non solo morale, di interrogarsi e di discutere degli attentati agli amministratori locali, delle operazioni antimafia condotte in tutte le province calabresi che sovente hanno coinvolto qualche rappresentante politico, delle intimidazioni ai giornalisti e, soprattutto, degli scioglimenti dei consigli comunali giudicati a rischio infiltrazioni criminali. A quella che ritengo una positiva azione di governo, tanto da parte del Consiglio quanto da parte della giunta regionale, ritengo necessario associare una ferma discussione sui temi citati e il determinarsi di conseguenza perché ai cittadini arrivi un segnale forte: non ci può essere alcuna tolleranza per l'illegalità e la criminalità organizzata".

"Di quanto evidenziato dalle Commissioni d'accesso – prosegue il presidente della Commissione regionale contro la 'ndrangheta – che in questi anni si sono insediate nei Comuni poi sciolti, solo poche informazioni saranno rese note. Ma l'esperienza e la conoscenza degli uomini, in taluni casi, induce a pensare che alcuni provvedimenti che colpiscono la gestione politica di un ente pubblico non si abbattano su chi ha veramente una collusione con ambienti malavitosi. Che un Comune venga sciolto più volte negli anni nonostante alla sua guida siano sempre cambiati i volti, di per sé, non restituisce la certezza che sia stato eliminato il rischio di infiltrazioni criminali: la storia ci ha insegnato che può cambiare tutto per non far cambiare nulla".

"Ma c'è anche la possibilità – sostiene il consigliere regionale – che non sia la politica il vero problema. C'è la possibilità che le infiltrazioni si annidino a livelli meno evidenti, magari tra chi ha il potere di determinare se una pratica sarà in cima o in fondo ad una pila di documenti, tra chi può decidere se un documento esiste o non esiste. Tra chi può scegliere quali siano i requisiti necessari ad un'impresa perché possa partecipare ad una gara d'appalto".