In occasione dell'interrogatorio di garanzia nell’ambito dell’inchiesta “Reset”, operazione della Dda di Catanzaro che ha tagliato le gambe alle consorterie mafiose di Cosenza, uno dei 202 arrestati, Francesco Occhiuzzi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Insomma, nessuna dichiarazione innanzi al gip di Cosenza, Letizia Benigno.

Francesco Occhiuzzi, assistito dai legali Sabrina Mannarino e Carmine Curatolo, «ha ritenuto di non potere rispondere a un giudice delegato che aveva in suo possesso la mera ordinanza e non anche tutti gli atti di indagini; nella sua vita professionale vive di parola, e avrebbe volentieri parlato se ad interrogarlo fosse stato il Gip titolare delle indagini, ovvero il dottor Alfredo Ferraro.

«Occhiuzzi, notoriamente persona perbene, ritiene di essere vittima di un altro errore giudiziario», e non esclude, al fine di chiarire la propria posizione, nei prossimi giorni, la richiesta di essere interrogato dal Pm Nicola Gratteri. «È un innocente al quale è stata infangata la propria immagine costruita con tanti anni di sacrifici e non può essere considerato un numero, ma una persona disponibile a confrontarsi con chi ha scritto le carte e i fascicoli che ne hanno determinato l'arresto per smontare pezzo dopo pezzo accuse infamanti e pazzesche», hanno continuato i legali.

L’imputato ha detto semplicemente davanti al giudice con il quale si è incontrato in mattinata: «Io sono come Enzo Tortora, spero conosciate il processo del più grande presentatore italiano, ucciso dal più grande errore giudiziario italiano».