Alluvione Vibo: la testimonianza shock di Virdò e la perdita del piccolo Salvatore
Le drammatiche fasi della tragica giornata del 3 luglio 2006 ripercorse nel racconto della guardia giurata a cui la furia dell'acqua strappò dalle braccia un bimbo di soli 16 mesi
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Fra le testimonianze più drammatiche del processo per l’alluvione del 3 luglio 2006, sicuramente vi è quella Bruno Virdò, l’uomo che tentò in tutti i modi di salvare il piccolo Salvatore Gaglioti, il bimbo di soli 16 mesi strappatogli dalle braccia dalla furia dell’acqua e ritrovato poi privo di vita unitamente allo zio Ulisse Gaglioti ed a Nicola De Pascale, altre vittimaedell’alluvione, tutti sommersi da una colata di fango e detriti sulla Statale 18.

Il teste, richiamato in aula per completare la deposizione che aveva già reso due anni fa dinanzi al Tribunale di Vibo in diversa composizione, nell’udienza del 18 febbraio scorso ha risposto alle puntuali domande del pm Benedetta Callea ed ha spiegato dettagliatamente di essere stato travolto da una colata di acqua e massi staccatisi dal costone della Statale 18 all’altezza di località “Sughero”. Bruno Virdò – parte civile nel processo – ha quindi raccontato di aver dato un passaggio con la propria auto al piccolo Ulisse ed alla mamma che chiedevano aiuto “all’altezza di Lo Schiavo arredamenti in quanto la loro auto non partiva più. Arrivati prima del bivio di Longobardi, in località Sughero – ha ricordato in aula il teste – non sono però più riuscito ad andare avanti. La strada era bloccata dalla rete metallica anti-massi che si era staccata ed ostruiva tutta la carreggiata. Ho cercato di tornare indietro, ma dietro di me si era fermata un’altra auto che mi è venuta ripetutamente addosso spinta dall’acqua, mentre una Mercedes che marciava nell’opposta corsia continuava a girare su se stessa.

Anche la mia auto – ha sottolineato Virdò – è divenuta incontrollabile, non rispondeva più ai comandi, la forza dell’acqua la trascinava via ed è lì che ho detto alla signora che occorreva uscire al più presto dall’autovettura per cercare di salvarsi. Dal lato passeggero lo sportello era però bloccato dall’acqua alta, la strada sembrava un fiume, ho preso fra le braccia il bimbo ma non sono riuscito a scendere. Ricordo di essere finito giù nella scarpata”. Soccorso, Bruno Virdò è stato portato in ospedale. “Ero messo malissimo – ha raccontato al Tribunale – ero in fin di vita, mi hanno portato nel reparto di Rianimazione e poi in Ortopedia poichè mi ero spezzato la gamba sinistra. Ho riportato lesioni su tutto il corpo”. Bruno Virdò “per il grande coraggio dimostrato” nel tentativo di salvare il piccolo Salvatore ha ricevuto diversi encomi: uno dall’allora sindaco del Comune di Vibo Valentia, Franco Sammarco, l’altro a firma dell’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Gli imputati. Quattordici gli imputati chiamati a rispondere, a vario titolo, di disastro colposo, inondazione colposa, omicidio colposo ed omissione d’atti d’ufficio. Una quindicesima, nelle more del processo, è passata a miglior vita. Si tratta di Livia Galli, una delle proprietarie di una strada privata in contrada “Sughero” a Vibo Valentia. Gli altri imputati sono: Ugo Bellantoni, ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Vibo; Silvana De Carolis, ex dirigente del settore Lavori pubblici e Urbanistica del Comune di Vibo; Giacomo Consoli, ex dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Vibo; Raffaella, Alessandra, Maria Antonietta e Fabrizio Marzano, proprietari di una strada privata in località “Sughero”; Pietro La Rosa, responsabile della sorveglianza idraulica dei bacini idrografici nella provincia di Vibo;

Ottavio Gaetano Bruni, ex presidente della Provincia di Vibo; Domenico Corigliano, ex comandante della Polizia Municipale di Vibo; Giovanni Ricca, responsabile pro tempore dell’Abr; Ottavio Amaro, responsabile pro tempore dell’Abr; Filippo Valotta (Consorzio industriale); Paolo Barbieri, ex assessore alla Provincia di Vibo di cui era anche vicepresidente (in quota Ds) ai tempi della giunta guidata da Ottavio Gaetano Bruni.
Ben 19, invece, le parti civili, mentre 3 sono gli enti chiamati a rispondere quali responsabili civili: il Comune di Vibo, la Provincia di Vibo e la Regione. Fra le parti civili, oltre ai familiari delle vittime e 17 privati cittadini, ci sono anche il Wwf e Legambiente.
