Sedici anni senza mamma Natuzza: Paravati ricorda la mistica calabrese
Sono trascorsi sedici anni da quel 1° novembre 2009, giorno in cui Natuzza Evolo, per tutti “mamma Natuzza”, si spense all’età di 85 anni. La sua scomparsa segnò un momento di dolore per chi aveva avuto la fortuna di conoscerla e di ricevere il suo affetto, ma anche di gioia spirituale per la Chiesa, che la ricorda come una donna di fede straordinaria, considerata da molti una vera e propria santa.
Oggi, il sogno di Natuzza si fa strada lentamente nella realtà. La Villa della Gioia, progetto a lungo desiderato dalla mistica calabrese, prende forma sotto lo sguardo della comunità. La messa in suo ricordo, presieduta dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, Attilio Nostro, si è svolta nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria a Paravati, la frazione principale di Mileto, luogo a lungo legato alle visioni mistiche di Natuzza.
Migliaia di persone hanno partecipato alla celebrazione, riempiendo ogni ordine di posto del santuario. Durante l’omelia, il vescovo Nostro ha sottolineato come ognuno sia responsabile del proprio cammino di vita, ma mai solo: «La rivelazione di Cristo non ci dice solo che abbiamo un Dio sopra di noi, ma che questo Dio è Padre. Gesù ci insegna a vivere da figli nella Sua figliolanza».
Riferendosi ai santi e alla santità, Nostro ha ricordato le parole di Natuzza nelle sue prime preghiere: «Questa grazia me la devi fare». La santità, ha spiegato, è accessibile a chi riesce a mantenere lo sguardo semplice e fiducioso come un bambino, abbracciando Dio nei gesti quotidiani e nella propria vita: cadere, rialzarsi e continuare a camminare verso la meta.
Concludendo, il presule ha invitato i fedeli a portare fuori dalla chiesa qualcosa di concreto dall’esperienza della celebrazione: «Se usciamo senza cambiare nulla, abbiamo perso tempo. Ma se chiediamo di accogliere la santità, di capire l’amore di Dio e imparare ad amare a nostra volta, allora la grazia di Cristo ci accompagna e trasforma le nostre vite in opere di carità e amore».
