Il latitante Vincenzo Macrì, la falsa identità e gli affari in Canada ed in Olanda
Viaggiava da un continente all'altro con il nome di Angelo Di Giacomo, imprenditore italo-venezuelano. Il figlio dello "zi 'Ntoni Macrì" sarà estradato in Italia
E' il figlio dello "zi 'Ntoni Macrì, storico capo della 'ndrangheta reggina e meglio conosciuto come "il boss dei due mondi", il latitante catturato dalla polizia brasiliana all'aeroporto di San Paolo. Vincenzo Macrì ha 52 anni e da due anni di lui si erano perse le tracce. Si muoveva da un continente all'altro come un uomo libero, sotto falso nome e con falsi documenti. Ai controlli si presentava come Angelo Di Giacomo, imprenditore italo-venezuelano. Una copertura che gli è completamente saltata e che stavolta non è riuscito a dribblare chi gli da la caccia da parecchi anni. Sulle sue tracce c'erano infatti gli uomini dello Sco di Roma e quelli della Fbi. Era ricercato dal settembre del 2015, da quando si era sottratto all'esecuzione del fermo di indiziato di delitto mentre si trovava in Olanda. In passato aveva scontato negli Stati Uniti una condanna per traffico internazionale di stupefacenti nell'ambito di un'inchiesta condotta proprio dal Federal Boureau of Investigation. Dal carcere era uscito nel settembre del 2002 e in carcere tornerà in Italia dopo le procedure di estradizione dal Brasile.
Scambio di informazioni. All'arresto di Vincenzo Macrì si è giunti anche grazie allo scambio di informazioni tra il Servizio Centrale Operativo, il Federal Bureau of Investigation e l'Homeland Security. In particolare, la collaborazione tra Sco ed Fbi è avvenuta nell'ambito del progetto "Pantheon", siglato nel 2005, che ha dato nuovo impulso agli storici rapporti che legano i due uffici investigativi. Si è rivelato altrettanto decisivo ai fini della cattura anche lo scambio di informazioni, attivato tramite il Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, tra le Polizie del Venezuela e Brasile, in un'ampia cornice di collaborazione tra l'Italia ed i Paesi del Sud-America interessati.
Le accuse. Secondo gli investigatori l'inserimento di Vincenzo Macrì nella cosca Commisso di Siderno è ampiamente comprovata dalle risultanze dell'operazione Acero-Krupy Connection della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, condotta congiuntamente dalla polizia di Stato e dall'Arma dei carabinieri il 28 settembre del 2015 per associazione mafiosa e di traffico internazionale di sostanze stupefacenti con l'aggravante della transnazionalità. Macrì è stato, infatti, ritenuto, appartenere al vertice della famiglia di 'ndrangheta Commisso di Siderno, attiva oltre che nelle zone limitrofe anche oltre i confini nazionali, in particolar modo a Toronto in Canada ed in Olanda. Sarebbero stati provati i rapporti con altri esponenti di vertice della stessa organizzazione tra cui Antonio Commisso, di 61 anni di Siderno, detto "u' Bucatu", Giuseppe Coluccio, di 51, di Roccella Jonica, entrambi già detenuti, ed Angelo e Cosimo Figliomeni, di 55 anni e 53 anni originari di Siderno ma residenti in Ontario in Canada, entrambi detti "Brigante" e attualmente latitanti.
Conversazioni ambientali. Inoltre, stando sempre all'inchiesta Acero Krupy Connection, Vincenzo Macrì avrebbe collaborato nell'entroterra pontino e in Olanda con Vincenzo Crupi nella gestione di importanti stabilimenti floro-vivaistici. In questo contesto sono anche state registrate alcune conversazioni ambientali all'interno di una società olandese tra Macrì e Crupi che hanno fornito anche un importante spaccato dei rapporti tra diverse fazioni della 'ndrangheta reggina, insediatesi in Canada. In particolare, Crupi, di ritorno da un viaggio a Toronto (Canada), riferisce a Macrì alcune importanti circostanze, apprese in Canada, riguardanti frizioni in atto tra membri di clan di 'ndrangheta presenti nell'Ontario, specie a seguito della morte del boss Carmine Verduci, assassinato a Woodbrige, il 25 aprile 2014.
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https://www.youtube.com/watch?v=xOCx4KsvMBY&feature=youtu.be
