Il clima è cambiato. Ogni giorno questa frase in qualsiasi punto del globo si amplifica facendo riecheggiare il suo effetto sulla psiche umana, la quale può assistere inerme di fronte ad una accelerazione di un meccanismo innescato molto tempo fa. Potremmo dire che a pagarne le conseguenze siano i comuni cittadini, che le colpe siano da attribuire alle grandi potenze internazionali, ma di sicuro il problema riguarda tutti e bisognerà imparare a conviverci e a mitigarne gli effetti.

Si, perché a risentirne di più sarà l’uomo! Nel corso dei millenni diverse catastrofi hanno colpito la Terra, dalla caduta del meteorite, che ha fatto estinguere i dinosauri, all’evento di Chernobyl, Fukushima, disastri ambientali in mare aperto con conseguente sversamento di liquami di qualsiasi genere. La natura ha sempre una marcia in più rispetto a noi.

Eventi piovosi estremi saranno ormai la normalità, seguiti da lunghi periodi di siccità. Nubifragi come quello verificatosi nella notte del 21 novembre a Crotone, in Calabria, metteranno a dura prova lo stato di salute dell’umanità, oltre ad avere gravi ripercussioni sulla economia agricola di larga scala. L’Agenzia Europea dell’Ambiente dice che le alluvioni o le ondate di calore durature continueranno ad esercitare una pressione sempre più insistente sui servizi sanitari nelle aree colpite, tali da renderne un adeguamento che riesca a fronteggiare le conseguenze del cambiamento climatico nelle aree colpite. Si renderanno necessari il potenziamento degli strumenti usati per condividere informazioni con gruppi vulnerabili e cercare di rendere più efficienti i sistemi di previsione degli eventi atmosferici.

Spesso sentiamo parlare di grandi spostamenti di massa di intere popolazioni nei prossimi decenni. Proviamo un po a pensare all’impatto sul genere umano…
L’OMS, già da vent’anni, si sta occupando degli effetti sulla salute umana causata dal riscaldamento globale, infatti si stanno sviluppando metodi e strumenti per valutarne l’impatto.

Ma analizziamo i rischi correlati alla salute umana.

Questi ultimi possono essere di diversa natura: le alte temperature favoriscono gli incendi boschivi, basti pensare che ogni anno nel continente europeo se ne verificano circa 70.000. Anche se la maggior parte di essi sono di origine dolosa, di sicuro siccità e temperature elevate ne favoriscono lo sviluppo aggravandone i danni. Gli incendi oltre al danno sul patrimonio boschivo, spesso distruggono abitazioni e intere proprietà lasciando scia di morte. L’aumento termico, gli inverni miti e le estati più umide stanno espandendo le aree in cui insetti vettori di malattie, come le zanzare, sopravvivono e si moltiplicano. Basti pensare a malattie tipo la malaria, il dengue anche in aree in cui il clima non è favorevole al loro sviluppo e alla trasmissione delle patologie correlate. Inoltre si ipotizza che in futuro, sempre a causa dell’aumento termico, le zecche si diffonderanno ad altitudini maggiori e più a nord, visto il mutamento dell’habitat degli animali ospiti.

In riferimento alle stagioni, che come sappiano non hanno una netta distinzione come un tempo, potrebbero avere conseguenze negative sulla salute umana, come nelle persone affette da allergie, con possibili picchi di asma generati dall’esposizione a diversi allergeni accorpati contemporaneamente. Ci sono anche rischi a lungo termine. L’alterazione delle precipitazioni e delle temperature potranno influire sulla capacità di produrre alimenti nella regione pan europea, con riduzione significativa nei Paesi in via di sviluppo aggravandone la malnutrizione, e innescare anche conseguenze diffuse, come l’aumento dei prezzi del cibo su scala globale.

Vi sono poi dei rischi indiretti per la salute, in funzione del deterioramento e della contaminazione dell’ambiente, come le inondazioni che possono trasportare agenti inquinanti e chimici provenienti da strutture industriali, acque reflue e di fognatura, inquinando l’acqua potabile e i terreni agricoli. Le acque nere industriali che non vengono accuratamente smaltite, potranno divenire fonte di contaminazione per laghi e mari, qualora si verificassero straripamenti di corsi d’acqua o sempre dovuti alle abbondanti piogge di dilavamento, mettendo a dura prova la catena alimentare.

Passando al settore agricolo, le cose vanno sicuramente meglio ma con conseguenze drastiche dal punto di vista delle produzioni, in quanto l’aumento termico, l’elevata umidità relativa, lo stress idrico stanno mettendo a dura prova gli impianti e di conseguenza l’economia di settore.
Le colture come l’olivo, risentono maggiormente dell’influenza di tale disequilibrio, essendo già l’olivo una specie con “problematiche” genetiche già esistenti. In merito al suo ciclo vitale da qualche anno si assiste a continue segnalazioni da parte di imprenditori sull’assenza di produzioni in svariati areali agricoli della regione Calabria, rese sempre più disomogenee e prezzi sempre poco appropriati agli sforzi e alla qualità.

L’olivo ha bisogno dell’azione del vento per essere impollinato, visto che per definizione è una specie autosterile, quindi i suoi fiori hanno bisogno di scambiare polline con una specie compatibile. Spesso in corrispondenza con l’antesi l’atmosfera è satura di umidità relativa che ne impedisce lo scambio di polline e nelle successive ore un drastico aumento termico provoca ulteriori danni agli apparati fiorali. Sempre a causa dell’eccessiva umidità relativa è aumentata la patogenicità di malattie fungine già note e di altre che venivano considerate secondarie. Infine, nonostante la pianta dell’ulivo sia per antonomasia considerata resistente a periodi siccitosi, nulla può contro mesi e mesi di forte calura estiva, che in assenza di precipitazioni, manda in blocco le funzioni vitali della pianta, tra cui la fotosintesi, pregiudicando cosi lo stato idrico dei frutti che a lungo andare si lasciano cadere rinsecchiti e che qualora arriveranno nel frantoio produrranno un olio con noti difetti sensoriali.

Herman Hesse diceva: "La natura ha migliaia di colori, e noi ci siamo messi in testa di ridurne la scala solo a una ventina". Una frase che non poteva trovare migliore collocazione in un periodo storico travagliato come quello attuale. Di certo i cambiamenti climatici hanno in parte generato delle situazioni irreversibili, scioglimento delle calotte polari, eventi climatici estremi, distruzione di habitat ed estinzione di speci animali e vegetali. L’augurio è quello di salvaguardare le nostre coscienze affinché le opere di sensibilizzazione arrivino ai cuori di ognuno di noi.

*Consulente per la gestione della coltivazione e difesa di specie del Mediterraneo