Dopo vent'anni i precari napitini sbattuti fuori da palazzo "San Giorgio" a seguito di un provvedimento dirigenziale. Esplode la protesta placata dall'intervento del sindaco

di MIMMO FAMULARO

Dopo la protesta degli operatori ecologici dell'Eurocoop, a Pizzo scoppia un'altra grana. Sul piede di guerra finiscono gli Lsu e gli Lpu che da quasi venti anni espletano servizi essenziali all'interno degli uffici comunali. Sono in quarantasette e questa mattina si sono visti notificare una "revoca dal servizio" firmata dal dirigente dell'Ufficio Urbanistica. Disconosciuti dopo vent'anni per questioni di carattere burocratico. Sul posto sono intervenuti persino i carabinieri anche se la loro protesta è stata pacata e civile. Intorno a mezzogiorno i precari sono quindi stati ricevuti dal sindaco Gianluca Callipo, attivatosi per la soluzione di una vicenda davvero paradossale.

Le tappe. Tutto è iniziato lo scorso 30 dicembre con la cosiddetta "contrattualizzazione" dei precari, primo passo verso la loro stabilizzazione. Il Comune di Pizzo, però, avrebbe inviato tutta la documentazione necessaria oltre il termine ultimo previsto. Un ritardo di appena sette minuti. Scadenza inderogabile per il ministero competente che ha avuto come conseguenza immediata il taglio dei fondi. A farsi carico degli Lsu e degli Lpu dei Comuni ritardatari è stata la Regione che a Pizzo avrebbe inviato quasi un milione di euro. Nel frattempo i precari, stretti nei meandri della burocrazia, sono finiti nel limbo e la loro situazione è divenuta paradossalmente ancora più "precaria". Il 30 settembre scorso la Commissione Finanza del ministero ha quindi espresso parere negativo alla contrattualizzazione. Oltre al danno, la beffa. Gli Lsu e gli Lpu hanno così dato mandato ad un avvocato per seguire la loro vicenda ed avviare una "class action" a tutela dei loro interessi. Tra le iniziative legali, anche una diffida al Comune di Pizzo.

La revoca. In mancanza di una convenzione e di un contratto, la responsabile dell'Ufficio Urbanistico ha quindi inviato agli Lsu ed agli Lpu questo provvedimento di revoca dal servizio che suona come un ulteriore beffa nei confronti di chi da quasi vent'anni è un lavoratore in nero "legalizzato" dallo Stato. Amaro il commento di uno di loro: "Per un ritardo di sette minuti rischiamo di buttare via vent'anni di sacrifici".