Terremoto giudiziario nelle Preserre vibonesi: si allenta la morsa cautelare, due giovani lasciano il carcere (NOMI)
Gli inquirenti hanno ricostruito anni di egemonia assoluta esercitata dal blocco Emanuele-Idà-Maiolo, una coalizione capace di imporre una "pax mafiosa" dopo decenni di faide sanguinarie
A distanza di poche settimane dal terremoto giudiziario che ha colpito le Preserre vibonesi, arrivano i primi segnali di revisione dal Tribunale del Riesame. L’operazione “Jerakarni”, coordinata dalla Distrettuale Antimafia di Catanzaro, subisce i primi parziali annullamenti per quanto riguarda la custodia cautelare in carcere, pur mantenendo intatto l'impianto accusatorio complessivo.
Il vaglio dei giudici della libertà ha portato a una boccata d'ossigeno per alcuni dei giovani coinvolti nella maxi-inchiesta dell'8 aprile. In particolare, Antonio Carnovale (20 anni) ha ottenuto la piena scarcerazione, lasciando il penitenziario dove era ristretto dal giorno del blitz. Michele D’Angelo (24 anni), invece, ha visto attenuarsi il regime cautelare: i giudici hanno disposto per lui la misura degli arresti domiciliari.
Questi provvedimenti, che riguardano la sussistenza delle esigenze cautelari immediate, rappresentano i primi tasselli di una complessa battaglia legale che vede impegnati i collegi difensivi nel contrastare le pesanti accuse di associazione mafiosa e traffico di droga.
Nonostante le recenti scarcerazioni, l'inchiesta resta una pietra miliare per comprendere le dinamiche criminali tra Soriano Calabro e Gerocarne. Al centro delle indagini condotte dai Carabinieri e coordinate dalla Dda guidata all'epoca dal procuratore Gratteri, c'è lo smantellamento del cosiddetto "Locale di Ariola".
Gli inquirenti hanno ricostruito anni di egemonia assoluta esercitata dal blocco Emanuele-Idà-Maiolo, una coalizione capace di imporre una "pax mafiosa" dopo decenni di faide sanguinarie che avevano decimato le famiglie della zona.
Dalle carte dell’inchiesta emerge un sistema di potere ramificato, basato non solo sul controllo delle piazze di spaccio e sulle estorsioni, ma anche sulla gestione occulta di attività economiche e sull'uso strategico di teste di legno per le intestazioni fittizie.
L’impalcatura accusatoria che coinvolge complessivamente 54 persone non sembra comunque vacillare nel merito: la magistratura continua a lavorare per trasformare gli indizi raccolti in prove certe, puntando a colpire definitivamente quel sodalizio che per lungo tempo è stato ritenuto padrone indiscusso delle Preserre.
