Il pizzo, le gare truccate di cavalli, la droga. Sono 91 le persone arrestate nel maxi blitz sull'asse Palermo-Milano, che ha inferto un duro colpo la rete dei clan dell'Acquasanta e dell'Arenella di Cosa Nostra. Boss, gregari, prestanome e insospettabili come Daniele Santoianni, ex concorrente del 'Grande Fratello' finito ai domiciliari.

Nell'inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano, sono finiti esponenti di storiche famiglie mafiose palermitane come quelle dei Ferrante e dei Fontana (quest'ultima descritta dal pentito Tommaso Buscetta come una delle più pericolose), i cui interessi si erano spostati in Lombardia dove gestivano degli investimenti delle cosche, in particolare nella torrefazione del caffè. Le accuse, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa. Eseguito anche un sequestro di beni: ùnel mirino un patrimonio immobiliare e mobiliare del valore di 15 milioni di euro.

I boss arrestati. Dalle indagini è emerso il ruolo di vertice di Gaetano Fontana (44 anni), figlio di uno dei fedelissimi di Totò Riina, scarcerato per decorrenza dei termini nel 2013 dall'accusa di mafia, tornato in cella nel 2014 e nel 2017 uscito nuovamente dopo aver scontato la pena. In carcere oltre a lui sono finiti i fratelli Giovanni (42 anni) e Angelo (40 anni). Arrestata anche la figlia del boss dell'Acquasanta, Rita, e la moglie, Angela Teresi. Altro personaggio di rilievo dell'indagine è Giovanni Ferrante, braccio operativo del clan Fontana. Ferrante usava attività commerciali del quartiere per riciclare i soldi sporchi, ordinava estorsioni e imponeva l'acquisto di materie prime e generi di consumo scelti dall'organizzazione. Già condannato per mafia, dal 2016 è stato ammesso all'affidamento in prova ai servizi sociali. Uscito dal carcere, ha consolidato la propria posizione di leader all'interno della famiglia mafiosa e per la gestione degli affari illeciti usava come intermediatrice la compagna, Letizia Cinà. Molto temuto, modi violenti, in una intercettazione dopo essere stato scarcerato dice: "Oramai non ho più pietà per nessuno! Prima glieli davo con schiaffi, ora glieli do con cazzotti… a colpi di casco... cosa ho in mano... cosa mi viene". Altro personaggio di spicco Domenico Passarello, a cui era stata delegata la gestione dei giochi e delle scommesse a distanza, del traffico di stupefacenti, della gestione della cassa e della successiva consegna del denaro ai vertici della famiglia per versamento nella cassa comune.

Dal Grande Fratello a prestanome. Tra i nomi delle persone coinvolte c'è anche quello dell'ex broker Daniele Santoianni, noto per aver partecipato alla decima edizione del 'Grande Fratello'. Secondo l'accusa sarebbe un prestanome dei clan. Santoianni era stato nominato rappresentante legale della Mok Caffè S.r.l., ditta che commerciava in caffè, di fatto nella disponibilità della cosca. "Con ciò - scrive il gip Piergiorgio Morosini nell'ordinanza con cui ne dispone gli arresti domiciliari - alimentando la cassa della famiglia dell'Acquasanta e agevolando l'attività dell'associazione mafiosa".

Corse di cavalli truccate. C'è poi anche la frode sportiva e il riciclaggio di denaro sporco realizzato attraverso l'acquisito di puledri di razza nell'inchiesta dei finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria, che ha portato anche al sequestro di 12 cavalli. E' merso infatti che Cosa nostra investe nel settore dell'ippica e avrebbe truccato gare corse in ippodromi di Torino, Villanova d'Albenga, Siracusa, Milano e Modena. In particolare l'uomo della cosca nel mondo dell'ippica è stato identificato in Mimmo Zanca, già arrestato in passato, e incaricato di gestire la combine all'interno degli ippodromi, corrompendo e minacciando chi si opponeva.