Le parole drammatiche di Carmine del ristorante "Perbacco" a due passi da Maelbeek. «Ho sentito l'esplosione, è stato terribile, la gente era come impazzita».

Alle 9:30, quando a Bruxelles iniziava la giornata col sangue delle vittime degli attentati terroristici divampati all'aeroporto di Zaventem e nella metro, il suo ristorante, in centro, era ancora chiuso. Tra i suoni delle sirene della polizia e i bollettini televisivi sempre più allarmistici di ora in ora, Carmine, ristoratore di Cetraro in provincia di Cosenza, intorno a mezzogiorno è uscito di casa, ha chiamato il suo personale e ha deciso di aprire comunque i battenti del suo ristorante “Perbacco” che si trova a Rue de l'Enseignement, a pochi passi dalla fermata Maelbeek dove è avvenuto uno dei due attentati terroristici a Bruxelles che ha causato 34 morti e un centinaio feriti. Intorno all’una del pomeriggio nel suo locale ci sono pochissimi avventori, sporadici clienti raccolti solo su tre tavoli. «Di solito a quest’ora c’è il pienone – racconta una delle cameriere in servizio – ma oggi è un giorno particolare. C’è paura, panico. Non si riesce neanche a mangiare, a pensare. La gente non si sente più al sicuro qui. Quando è accaduto tutto eravamo ancora a casa ma appena abbiamo sentito le sirene della polizia abbiamo capito che era successo qualcosa di grave». Carmine stringe i denti e si prepara al servizio della sera. «Poco fa ho provato a sentire un mio collega del ristorante "Eccetera", anche lui calabrese, stava bene ma i telefoni del suo ristorante erano stati in tilt tutta la giornata. Qui ci conosciamo tutti, sa, ormai sono cinque anni che vivo a Bruxelles. Stamattina sono uscito a fare la spesa e per un pelo non ho beccato l'esplosione a Maelbeek. C'erano macchine in coda che suonavano i clacson e la polizia che ci costringeva a proseguire. Non sono neanche potuto scendere a dare una mano».

Stamattina sono uscito a fare la spesa nei dintorni di Maelbeek ma non sapevo che poco prima c'era stata un'esplosione. C'erano macchine in coda e tanta polizia. Volevo scendere a dare una mano ma mi hanno ordinato di proseguire

All’ora di pranzo per strada ci sono più agenti di polizia che passanti. Una giovane reggina, che vive e lavora a Bruxelles da qualche anno, è sotto shock e non riesce a parlare. Si stava recando al lavoro, questa mattina, quando ha sentito le esplosioni, ha immediatamente cercato rifugio barricandosi in casa. Si fugge dalla guerra, si spera che tutto finisca ma oggi nessuno si sente al sicuro.

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