Era rimasto coinvolto anche nell'operazione "All Inside" contro il clan Pesce di Rosarno insieme alla moglie, ma il Tribunale di Palmi li ha entrambi assolti

Intestazione fittizia di beni per eludere la normativa sul sequestro dei patrimoni di provenienza illecita e trasferimento fraudolento di beni riconducibili a Salvatore Pesce di Rosarno. Questo il reato per il quale il 3 maggio 2013 il Tribunale di Palmi ha assolto Ettore Tassi dal processo nato dall’operazione “All Inside” scattata nell’aprile 2011 contro il clan Pesce di Rosarno. Il pm Alessandra Cerreti aveva chiesto per Tassi, unitamente alla moglie, Giovanna Iulio, anche lei assolta 4 anni di reclusione. L’accusa ipotizzava che il boss Salvatore Pesce, 55 anni, di Rosarno, avesse attribuito fittiziamente a Giovanna Iulio, di Mileto, la titolarità di una ditta individuale, gestita in collaborazione col marito, Ettore Tassi.  Tale presunta condotta illecita sarebbe stata “posta in essere – avevano scritto i pm - al fine eludere le disposizioni che consentono il sequestro e la confisca dei beni in materia di misure di prevenzione, ovvero per agevolare il riciclaggio dei proventi dell’attività di narcotraffico, estorsione ed altri delitti contro il patrimonio a cui Pesce Salvatore era dedito”. I presunti reati sarebbero stati commessi a Vibo e Ionadi dal 2002 ad oggi.

Ma il nome di Ettore Tassi, stando a quanto riportato nel decreto di fermo dell’operazione “All Inside”, era ben noto da tempo agli inquirenti. Gli stessi, infatti, rimarcano come dal loro archivio informatico a carico di Tassi risulta che “nel novembre del 2000 è stato segnalato dal Tribunale di Sorveglianza per il sequestro di beni connesso a misura di prevenzione; con ordinanza del 9.marzo del 2000 la Prefettura di Vibo gli ha revocato la patente di guida per mancanza dei requisiti morali; nel mese di febbraio del 2000 è stato sottoposto ad obbligo di soggiorno nel comune di Vibo per la durata di 24 mesi, con scadenza il 3.2.2002, su provvedimento del Tribunale di Sorveglianza dei Minori non in sede - Reggio Calabria; nel mese di febbraio del 2000 è stato sottoposto a rilievi segnaletici dalla Questura di Vibo”.  Ed ancora: “Nel dicembre 1998 è stato scarcerato su provvedimento del gip di Palmi, per il reato di associazione di tipo mafioso; nel novembre del 1998 è stato sottoposto ad accertamenti patrimoniali nel corso di misura di prevenzione, su provvedimento della Questura di Reggio; nell’ottobre 1998 è stato segnalato per il divieto di detenzione di armi, munizioni ed esplosivi, dalla Prefettura di Vibo””. Il 6 ottobre 2004, fanno inoltre notare gli inquirenti, Ettore Tassi è stato controllato a Rosarno “unitamente al figlio, in compagnia di Salvatore Pesce”, mentre da una sentenza emessa il 13 settembre 1999 dal gip distrettuale di Reggio e relativa ad un processo istruito nel 1996 “emergono i rapporti di frequentazione tra Ettore Tassi e Stanganelli Carmelo, nato a Rosarno il 4.2.1948, soggetto pluripregiudicato con precedenti di polizia per estorsione e associazione di tipo mafioso. In particolare, nella sentenza – scrivono i pm nel decreto di fermo di “All Inside” - è riportata una conversazione tra presenti avvenuta il 9.6.1996 tra Tassi Ettore e Stanganelli Carmelo dalla quale si evince che il primo propone al secondo di compiere una rapina ai danni di un rappresentante di pellicce”.

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