Province: il Governo prepara altre "sforbiciate" al personale
Al via la seconda fase della Riforma Delrio che coinvolge circa tremila dipendenti provinciali in Calabria. Un centinaio finirà nelle liste di mobilità. Grave al situazione a Vibo
Parte la seconda fase della Riforma Delrio, la più dolorosa, ma anche quella più efficace secondo il crudele calcolo ragionieristico del Governo che non tiene conto delle esigenze e dei bisogni dei territori periferici. La logica dei tagli si abbatte così sulle Province e sul personale in forza negli enti locali colpiti dalla scure governativa. Dopo lo svuotamento delle Province, trasformate in enti di area vasta e "spogliate" delle funzioni, l'atto secondo prevede l'alleggerimento del personale. Termine meno invasivo che nasconde un'altra sforbiciata. Questo processo di razionalizzazione in Calabria toccherà ben tre mila dipendenti.

Il piano di ricollocamento. Per molti di loro è già stata individuata una soluzione di trasferimento, mentre rimarrebbero da sistemare circa 400 persone. Per una buona parte (119) sta per scattare la procedura di mobilità prevista dal decreto Madia. Per il Governo queste persone sono dei "soprannumerari', così vengono definiti gli esuberi. Di loro se ne farà carico il ministero della P.A, che ha attivato un portale web ad hoc attraverso cui rintracciare per ogni eccedenza un posto libero all'interno della Pubblica Amministrazione. In pratica verranno collocati a riposo in attesa della chiamata di un altro ente con il serio rischio di uscire dal mercato del lavoro se la domanda non incrocerà l'offerta nel prossimo biennio.

I numeri nazionali. Gli enti di area vasta, questo il nome di quel che resta delle Province, avevano invece l'obbligo di comunicare il numero di lavoratori da trasferire. L'adesione al monitoraggio in questo caso è stata pressoché totale. Alla fine del primo "check" emerge così che 5.575 saranno direttamente riassunti dalla Regioni, senza ulteriori passaggi. Uscita indolore anche per altri 2.889 che se ne andranno in pensione da qui alla fine del 2016. La situazione sarebbe sotto controllo per 5.337 dipendenti dei centri per l'impiego (i loro costi saranno coperti delle Regioni attraverso convenzioni firmate con il ministero del Lavoro). Ancora non c'è invece una collocazione definita per 1.957 dipendenti.
I numeri regionali. In Calabria sono circa tremila i dipedenti provinciali per un costo complessivo di 114 milioni di euro. L'obiettivo del Governo è dimezzarlo entro il 31 dicembre del 2016 attraverso i pensionamenti, i trasferimenti e la mobilità. Quasi 500, più precisamente 485, si trasformeranno in dipendenti regionali, seguendo quindi le varie funzioni già trasferite alla Regione Calabria. Identico destino dovrebbe toccare ai 258 lavoratori che prestazione servizio nei Centri per l'impiego. Un centianio usciranno volontariamente dal mercato del lavoro perchè ormai prossimi alla pensione. C'è chi l'ha già fatto e chi lo farà entro il 31 dicembre del 2016. Un ulteriore alleggerimento di 142 unità. L'anello debole della catena è rappresentato dai lavoratori messi in disponibilità ed inseriti sul portale nazionale della mobilità. In Calabria – come detto – sono 119, collocati a riposo in attesa di un'altra sistemazione che, forse, potrebbe anche non arrivare.
I numeri provinciali. Tra le cinque province calabresi, taglio netto al personale a Vibo Valentia, l'ente più dissestato d'Italia. La sforbiciatà negli uffici di contrada Bitonto ha toccato percentuali di quasi il 50%. Erano 383 i dipendenti in servizio prima della "rivoluzione" dettata da Lorenzo Delrio. Sono 209 i lavoratori al libro paga in questo momento. Ancora troppi per il Governo nonostate 128 sono già transitati alla Regione e altri 32 del Centro per l'impiego lo faranno nelle prossime settimane. Nonostante i pensionamenti che entro il 31 dicembre del 2016 saranno quasi venti e, tra questi, gli ultimi dirigenti rimasti. Poi c'è il dramma dei lavoratori in mobilità, una trentina, compresi gli ex poliziotti provinciali, un Corpo cancellato dalla sera alla mattina, unico caso in Italia.
