Comune sciolto per mafia nel Vibonese: l'ex sindaco ricorre al Tar (NOMI)
L'ex sindaco di Stefanaconi, Salvatore Solano, insieme agli ex consiglieri di maggioranza, ha deciso di impugnare dinanzi al Tar del Lazio il Decreto del Presidente della Repubblica che ha disposto lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Il Comune di Stefanaconi, attualmente amministrato da un commissario prefettizio, si costituirà in giudizio per tutelare l’interesse pubblico. Il Comune sarà assistito dall’avvocato Gaetano Callipo, mentre Solano ha scelto di affidarsi all’avvocato Oreste Morcavallo. Sarà il Tar a decidere se il ricorso potrà riaprire un caso che, secondo il Governo, è già stato chiuso.
Le motivazioni dello scioglimento. Nella relazione del ministro degli Interni il Comune di Stefanaconi è descritto come un territorio con una forte presenza criminale, segnato da cosche di ‘ndrangheta capaci di infiltrarsi nella pubblica amministrazione. La relazione, evidenzia come l’ente “sia stato colpito da atti intimidatori tra il 1994 e il 2002 e sia stato sciolto per mafia due volte, nel 1992 e nel 2023”. La gestione del Comune sotto l’ex sindaco Salvatore Solano è al centro della relazione, che rimarca ingerenze “dei clan nell’amministrazione”.
Si fa, inoltre, “riferimento a una “mala gestio della cosa pubblica” e a una palese assenza di legalità nell’azione amministrativa”, in particolare nei rapporti tra Solano e due imprenditori parenti ritenuti affiliati alla locale cosca di Piscopio. Uno di questi, Giuseppe D’Amico, è stato condannato in primo grado a 30 anni nell’ambito dell’inchiesta “Petrolmafie”, anche per associazione mafiosa. La relazione conclude che l’amministrazione comunale “è stata fortemente condizionata dagli interessi della criminalità organizzata, giustificando così la richiesta di commissariamento”.
