Frase schock della prof alla figlia di Maria Chindamo, Marziale convoca la docente
Comunicato di "Non una di meno": "La cultura del patriarcato colpisce ancora di più se a perpetrarla è una donna e un'insegnante"
Dopo la denuncia alla procura della famiglia Chindamo, ieri, il sociologo Antonio Marziale, garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, ha annunciato di avere convocato «un’audizione presso i miei uffici alla presenza della docente stessa, del tutore legale della minorenne e dei vertici scolastici locali, provinciali e regionali, al fine di esaminare tutte le lesioni che la vicenda contempla». Non si placano, quindi, le polemiche scaturite dalla frase pronunciata dalla prof del liceo scientifico di Palmi alla figlia minorenne di Maria Chindamo: «le donne andrebbero tutte sterminate».
Violata privacy della minore Marziale ha attaccato chi ha «dato in pasto alla stampa» la notizia violando la tutela della minore. «Pertanto - conclude il sociologo - nell’audizione che ho fissato per il prossimo 3 aprile intendo acquisire informazioni, che trasmetterò al presidente del Tribunale per i minorenni reggino, Roberto Di Bella, ed al procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, Giuseppina Latella».
Sdegno Molto critico nei confronti della professoressa è il collettivo “Non una di meno” di Reggio Calabria. «Non può che suscitare sdegno la frase pronunciata dalla professoressa del liceo di Palmi, proprio in occasione dell’8 marzo, ed indirizzata alla figlia di Maria Chindamo sulla cui scomparsa indaga ancora la procura di Vibo Valentia. – si legge nella nota diramata ieri - Da sempre sosteniamo che per sradicare la matrice culturale patriarcale e machista, base della violenza di genere, è fondamentale la prevenzione a partire dalla scuola, agenzia primaria di educazione dopo la famiglia».
Responsabilità docenti è enorme Per Nudm «la responsabilità del corpo docente è quindi enorme perché ad ampio spettro…Per tali ragioni risulta ancor più aberrante la frase espressa. La cultura del patriarcato colpisce ancora di più se a perpetrarla è una donna che, quasi si ritiene fuori dal suo genere di appartenenza, mettendo in atto modalità maschiliste che possano consentirgli una posizione di “privilegio” nel ruolo sociale da svolgere». Le donne di “Non una di meno” si domandano «come sia possibile che la docente continui a rimanere ancora presso la scuola, a contatto con le e gli studenti, e perché la Dirigente, in attesa delle decisioni dell’ufficio del Provveditorato Agli Studi, non l’abbia intanto sospesa dal servizio. Pertanto chiediamo agli organi competenti il massimo della sanzione disciplinare prevista per chi perpetra gravi condotte lesive della dignità personale altrui, oltre che della scuola stessa, e quindi la destituzione del soggetto da qualsivoglia compito educativo, se ce ne fossero gli estremi».
