L’anno scolastico che sta per iniziare è diverso dagli altri, circondato da un’atmosfera quasi magica, di attesa: si ritorna a scuola completamente in presenza, senza più Didattica a distanza e distanziamenti sociali, dopo circa tre anni. Ora che il Covid-19 è più distante e la normalità è alle porte, il ritorno in classe porta speranze e ansie non solo ad alunni e insegnanti, ma anche ai presidi, come ci racconta l’Ingegnere Raffaele Suppa, dirigente scolastico del Liceo Classico “M. Morelli” e del Liceo Artistico “D. Colao”.

“Questo è l’anno del ritorno alla normalità”, risponde con un po’ di entusiasmo nella voce quando gli si chiedono le sue aspettative, positive e negative, per la scuola che verrà. “Certo, bisogna osservare le nuove indicazioni del Governo per tenere sotto controllo i contagi, ma i ragazzi potranno tornare a vivere la scuola e nella scuola al 100%, con abbracci e risate, a riempirla della loro energia e a farla tornare scuola. – asserisce - Ci sono delle problematiche, ovviamente, ma niente di irrisolvibile: dobbiamo ancora definire il 10% degli Organici Covid e la Provincia deve ancora effettuare la manutenzione dell’impianto elettrico e antincendio, nonché costruire un tetto di protezione contro le infiltrazioni. In compenso abbiamo modernizzato la struttura scolastica e le aule, introducendo le nuove Touch Board di sessantadue pollici che ci ha fornito il Governo”.

La sua preoccupazione è per altro, confida: “La ripartenza è dura per tutte le scuole d’Italia, come ci raccontano i dati raccolti dalle Prove Invalsi: il 60% degli studenti non raggiunge le conoscenze basiche in italiano, matematica ed inglese. La colpa è anche della DaD, ovviamente: ha allargato profondamente un divario già esistente tra chi ha le possibilità di istruirsi senza la scuola e chi invece ne ha bisogno, della scuola. E così si è anche giunti al dato che mi preoccupa di più: la dispersione scolastica, che nel Vibonese ha uno trai tassi più alti d’Italia. Eppure possiamo fare ancora tanto, rivoluzionare la struttura scolastica, colmare le disuguaglianze con risorse economiche, come libri di testo gratuiti in comodato d’uso o buoni libro, per tutti, e risorse umane, con docenti attenti, preparati e sempre disponibili. Farlo è importante perché fornire ai ragazzi un apprendimento completo e profondo porterà tutti noi verso un futuro migliore”.

“La scuola è un baluardo, – continua - serve per studiare i propri diritti, capirli, amarli, per essere cittadini consapevoli. La scuola è democrazia, è il primo approccio che abbiamo con la collettività e serve a imparare a vivere per bene in società prima di tutto il resto. E noi, dirigenti scolastici e insegnanti, dobbiamo fare in modo che questo avvenga, vivendo il nostro non come un lavoro, ma come una passione. Bisogna collaborare per dare il meglio agli studenti, accompagnarli verso il futuro che desiderano, farli sentire amati e tutelati, assecondare e accrescere i loro talenti. Bisogna prima accompagnarli nel vivere e poi insegnare loro le nozioni scolastiche”

“Il mio obiettivo di quest’anno - conclude - è riportare al centro gli studenti e ascoltarli, perché la scuola prima di essere mia, è loro”.