Assolto Amodio, sconto di pena per Dedato. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto pene più pesanti per i tre imputati, ritenendoli responsabili anche del delitto Sassone

di GABRIELLA PASSARIELLO

Per coloro che sono stati considerati i protagonisti della terza guerra di mafia a Cosenza, la Corte di assise di appello di Catanzaro ha confermato l’ergastolo con isolamento diurno a carico di Francesco Presta accusato degli omicidi Marchio e Pelazza, sentenziando uno sconto di pena per il pentito Vincenzo Dedato, già giudicato per il delitto Marchio nell’ambito del processo ‘Terminator II”, che passa dai 10 anni e 6 mesi di reclusione a 8 anni e 6 mesi di carcere per il delitto Pelazza. I giudici di secondo grado hanno confermato l’assoluzione per il collaboratore di giustizia Francesco Amodio accusato del delitto di Antonio Sassone. Non sono state accolte le richieste del sostituto procuratore generale, che al termine della requisitoria, aveva invocato ai giudici di inasprire le pene rispetto al giudizio di primo grado per Presta e Dedato emesso dalla Corte di assise di Cosenza ad aprile 2016 , chiedendo di ribaltare la sentenza di assoluzione in condanna per Amodio, ritenendoli responsabili del delitto Sassone.

Le richieste del pg. “Il carcere a vita e l’isolamento diurno per tre mesi a carico di Franco Presta ( difeso dai legali Lucio Esbardo e Franco Locco), reo dell’omicidio Sassone insieme al collaboratore di giustizia Francesco Amodio (assistito dall’avvocato Claudia Conidi), per il quale chiedo dieci anni di carcere, e per l’altro collaboratore di giustizia Vincenzo Dedato, (difeso dal legale Bruno Napoli) già ritenuto responsabile dei delitti Pelazza e Marchio invoco tredici anni di reclusione”. Il sostituto procuratore generale, nel corso dell’udienza del 28 febbraio scorso, aveva sottolineato come i tre imputati fossero rei della morte del quarantenne Antonio Sassone, freddato a colpi di arma da fuoco dopo essersi ribaltato in una cunetta con la propria moto ape a Terranova da Sibari. Quel giorno in aula era presente  il collaboratore di giustizia  Dedato, mentre  Presta aveva seguito l’udienza in videoconferenza dal carcere di Sassari dove si trova ristretto in regime di 41 bis e  Amodio, a cui la commissione centrale del ministero dell’Interno ha revocato il programma di protezione, aveva deciso di non comparire.