"La Malandrina" - Storia di brigantaggio e libertà nell'Italia post-unitaria
Nell'ultima fatica della scrittrice Maria Concetta Preta, giunge un’accusa alla storiografia ufficiale ovvero la voce di una donna dal buio della storia
Con questo monologo-confessione, l’autrice intende offrire una divagazione letteraria sul fenomeno del brigantaggio post-unitario, scegliendo la voce di chi sente più vicina: quella di una donna, da sempre l’eterna esclusa e incompresa dalla storia. Tante furono le donne che parteciparono al grande brigantaggio politico che sconvolse il Sud Italia dopo lo sbarco dei Mille e l’Unificazione della penisola. Una di loro è la protagonista del racconto: Angela, detta Malandrina che, spinta dal desiderio di emanciparsi o, meglio, di liberarsi dalle catene imposte dalla famiglia patriarcale, indossa i calzoni e impugna un fucile, seminando la morte nei boschi della Sila e del Pollino. Una rischiosa trasgressione narrata senza pudore, a cuore aperto, e che pagherà a caro prezzo.
Viene presentato il reportage-diario di una vita avventurosa con una folla di personaggi, luoghi e scene realistici, denso di sensazioni e stati d’animo inconcepibili in una donna di quei tempi tristi e bui. E’ il viaggio in una Calabria sconosciuta, avventurosa e ribelle. Parimenti un cammino verso la libertà, irto di insidie, trappole, sconfitte per un personaggio unico che, nel narrare la sua vita, la sottrae all’oblio.
Maria Concetta Preta vibonese, docente di Lettere Antiche, dopo essersi occupata di epigrafia latina e Beni Culturali, ha debuttato nel 2012 nella narrativa con il giallo mystery: “Il segreto della ninfa Scrimbia”, che si aggiudica il premio Nazionale “Le Parole di Arianna”. Nel 2013 pubblica il noir: “La signora del Pavone blu” quindi la fiaba mitologica “Scrimbia”, e nel 2015 “Rosaria, detta Priscilla, e le altre – Storie di violenza e femminicidio”, opera che riscuote riconoscimenti a livello nazionale. Con il giallo inedito “Bella di notte” è arrivata seconda al Premio Letterario “Parole nel vento” 2014. Pubblica, tra il 2016 e 2017: “L’ombra di Diana”, romanzo storico mystery; “Ragazza del Sud – Donne e violenza, ‘ndrangheta e amore”; “Cercando Jolanda - Vita in controluce di Dalida, la Calabrese di Parigi” e il racconto didattico: “Gli occhi neri di Aisha”.
Luisa Matera, Nina, Digital Ricordi ed., 2017: Nina é una giovane donna siciliana. Sfuggita ad un tentativo di violenza da parte dei bersaglieri, grazie all’aiuto del fidanzato, soldato borbonico. La sua casa viene data alle fiamme e la giovane, con la madre e le sorelle, sono ospiti presso dei contadini che sono accorsi, in loro aiuto. Alla giovane, dopo continue domande, viene comunicato che il fidanzato, Lorenzo, è stato arrestato e condotto presso le carceri di Fenestrelle. Nina scappa con l’intenzione di raggiungerlo ma vaga per il bosco, dove incontra uno scrittore, Giacomo, che ha perso l’ispirazione a causa della morte prematura della moglie. L’uomo si prende cura di lei e se ne innamora, rispettando, però, i sentimenti della ragazza. Nina ostenta il suo essere brigantessa ma in realtà è un cerbiatto sperduto. A tratti donna forte e acuta, a tratti una bambina bisognosa di protezione.
Lui è un uomo quasi sprovveduto, che non si interessa di ciò che accade all’esterno della sua casa ma che per lei, è pronto ad affrontare ogni sorta di pericolo. Nonostante il parere sfavorevole di Nina, lui la segue di nascosto, poi palesandosi quando si rende conto, che dopo aver attraversato lo stretto, lei sta sbagliando strada. L’uomo è il narratore della storia che spesso rimprovera se stesso per non essere in grado di manifestare i suoi sentimenti.
Luisa Matera, nata a Vercelli da genitori vibonesi, cresciuta a Vibo Valentia dove tuttora vive. Autrice di diversi articoli pubblicati in vari blog e due romanzi: Venti di mare (2006) e, Isabella e Garibaldi a Monteleone (2008), pubblicati dalla casa editrice SBC di Ravenna. La caratteristica principale dell’autrice è quella di scrivere storie nelle quali le donne sono protagoniste. Donne di epoche diverse, vissute in particolari periodi storici, ma che in comune hanno i valori sempre attuali, come l’amore per la famiglia e la patria.
