'Ndrangheta nel Vibonese: il pentito fa tremare i clan (NOMI)
Il collaboratore ha fornito agli investigatori i nomi di altri tre individui che non erano stati coinvolti nel processo

Il collaboratore di giustizia Francesco Fortuna, ex membro di spicco del clan Bonavota di Sant’Onofrio, ha recentemente smentito alcune delle dichiarazioni di Andrea Mantella, altro collaboratore e testimone chiave nel maxiprocesso Rinascita Scott. La Dda di Catanzaro ha presentato i primi due verbali con le dichiarazioni di Fortuna alla Corte d’Assise d’Appello, dove si sta giudicando su cinque omicidi e un sequestro di persona.
Condannato a 30 anni in Cassazione per l’omicidio di Domenico Di Leo, ucciso nel 2004, Fortuna ha smentito Mantella su alcuni dettagli dell’omicidio, in particolare sull’ipotetico coinvolgimento del clan Arena di Isola Capo Rizzuto, indicato come supporto esterno al clan Bonavota per compiere il delitto. Nonostante ciò, Fortuna ha confermato il coinvolgimento dei fratelli Nicola e Pasquale Bonavota come mandanti, pur essendo stati già assolti in via definitiva. Ha anche chiamato in causa altri due soggetti di Sant’Onofrio.
In merito all’omicidio del boss Raffaele Cracolici, avvenuto a Pizzo nel 2004, per il quale è stato condannato definitivamente a 30 anni, Fortuna ha ammesso di essere stato uno degli esecutori materiali. Tuttavia, ha fornito una diversa motivazione rispetto a Mantella: secondo Fortuna, Cracolici sarebbe stato eliminato per la sua intenzione di vendicare l’omicidio del fratello Alfredo Cracolici, ucciso dal clan Bonavota nel 2002, e non per una presunta “conquista” dell’area industriale di Maierato. Fortuna ha spiegato che l’area sarebbe sempre stata sotto il controllo del clan Mancuso di Limbadi e non dei Cracolici.
Inoltre, per l’omicidio di Alfredo Cracolici, il collaboratore ha fornito agli investigatori i nomi di altri tre individui che non erano stati coinvolti nel processo. In tale processo, Domenico Bonavota è stato condannato all’ergastolo e Antonio Ierullo a 30 anni.
